Su un articolo de “L’Espresso” della scorsa settimana ho trovato un articolo molto interessante sul futuro politico di Roberto Formigoni, attuale governatore della Lombardia. E di tutto il centro-destra.
Finalmente si comincia a parlare, anche a destra, di partito unico. Qualcosa al proposito l’aveva vagheggiata Berlusconi in campagna elettorale, col suo “Partito del popolo”. La cosa poi finì lì anche perché c’era un’ultima settimana di campagna da combattere.
Oggi se ne riparla. Pare che Formigoni, neo-eletto al Senato, abbia le idee chiare sul futuro della Casa Delle Libertà. Leggete qui (da l’Espresso, “Formigoni marcia su Roma” di Enrico Arosio): “[…] Roberto Formigoni vuole promuovere il progetto in cui crede il Partito unitario di centro-destra che lui chiama Ppe, Partito Popolare Europeo, e Berlusconi ha chiamato Partito del popolo, in assonanza al concetto tedesco di Volkspartei.
Ma il neosenatore va oltre l’idea di Volkspartei; immagina una forza moderata non populista, ispirata a una visione europea, che raccolga sostanzialmente le tradizioni democratica cristiana, laico moderata, liberale e riformista. Una forza che punti al 40 per cento dei voti e più”.
Esattamente i caratteri che un grande partito conservatore europeo dovrebbe avere. Più vicino all’area cattolica pur restando ovviamente a carattere laico, e soprattutto riformista. Ma c’è di più: il superamento dei limiti di Forza Italia, il fattore che ha finora strozzato sul nascere qualsiasi tentativo (o anche solo idea) di unificazione a destra: “[…] La sfida significa tre cose: il passaggio dal bipolarismo di guerra che ha lacerato l’Italia dal 1994 ad oggi a un bipolarismo più maturo, non più frenato dalla delegittimazione permanente; il superamento del partito piramidale e plebiscitario Forza Italia; l’allargamento oltre la leadership di Berlusconi e del suo clan amicale, professionale, affaristico”.
Ovviamente le resistenze sono forti. Com’è facile immaginare, da Roma, ma anche dalla “sua” Lombardia: “[…] Chi frena è la base ciellina in Lombardia. E l’anima più robusta della Compagnia delle Opere, organizzazione efficiente ma protetta e clientelare più ancora delle Coop”.
Proprio quest’ultimo punto, assieme ad un altro dato di fatto, ci fa tornare con i piedi per terra. Cominciamo da CL, ovvero Comunione e Liberazione, quella che potrei definire una potente lobby cattolica senza discostarmi di molto dalla realtà né offendere nessuno. Formigoni, e qui scopro l’acqua calda, ha rapporti molto stretti con l’associazione (non mi risulta comunque sia socio) e risulta che nei suoi anni di governatorato lombardo abbia concesso diversi appalti all’associazione “senza scopo di lucro” per mense scolastiche ed ospedaliere. In cambio dell’appoggio della sua candidatura. Un “do ut des” nel quale è sempre molto difficile capire chi sia il controllato e chi il controllore.
Ma non è finita. E qui ri-cito l’Espresso: “[…] Il politico italiano figura tra le personalità straniere a cui tra il 1997 e il 2003 il regime iracheno di Saddam Hussein e dell’amico cristiano Tarek Aziz, ministro degli Esteri, elargì buoni petrolio (a Formigoni 24 milioni di barili) in cambio dell’appoggio internazionale contro l’embargo”. Si parla ovviamente dello scandalo “Oil for food” che travolse
Certo è che gli appalti a CL più la storia di Oil For Food non sono una splendida accoppiata di credenziali per presentarsi come leader di un futuro partito unico a destra. Qualcuno potrebbe dirmi che in politica “il più pulito ha la rogna”. Sono quei cittadini che non si formalizzano troppo per scandali, scandaletti e favorini di cui molti politici si servono per fare carriera.
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