martedì, 05 febbraio 2008

Blogger + Unione Europea = ?

faro ue

LItalia e l’Europa. Parenti stretti. Da sempre, visto che il paese dello stivale è un socio fondatore fin dal 1956. Quando alla comunità del carbone e dell’acciaio credevano in pochi.

Come ogni rapporto profondo, pieno di incomprensioni, porte sbattute, crisi, liti. C’è chi non riesce a sopportare l’idea di un Parlamento in un posto lontano e freddo che legifera per noi. C’è chi ancora crede che l’inflazione sia tutta colpa dell’euro.
Ma tanti sono ormai gli anni passati insieme, troppi gli interessi in comune, i progetti in cantiere. Separarsi e continuare ognuno per la strada: impensabile. Forse sono pochissimi a volerlo davvero.

C’è, infatti, chi all’Europa crede ancora. Ma non in questa. E la vorrebbe più unita, più decisionista, più cosciente del peso che potrebbe avere nel mondo. Proprio da queste persone, in genere, partono le critiche più feroci. Proprio perché mosse da chi, più che essere scettico a priori, sente tradita la propria fiducia.

Ma “l’opinione pubblica” cosa ne pensa? Voi blogger italiani, come reagite di fronte alla bandiera azzurra con le stelline?
Cosa significa per voi far parte dell’Unione Europea? Vi sentite cittadini europei? O solo italiani? Quali sono per voi i valori europei, se esistono?

Facendomi un giro per blog alla ricerca di questi temi, ho trovato quasi soltanto voci critiche, sarcastiche, comunque negative sull’Europa. Ma i blogger italiani sono tutti euroscettici? E perché gli euroscettici non colgono l’occasione per motivare, una volta per tutte, la loro posizione?

Se volete partecipare al “gioco” replicate a questo post, oppure rispondete direttamente sul vostro blog, mandandomi solo il link.

Fra qualche settimana, letti tutti i pareri e le risposte, farò un mio personale “euro-barometro” della blogosfera. E vediamo se coinciderà con il vostro.

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categoria:blog, internet, europa
mercoledì, 09 maggio 2007
Auguri babbo Erasmus

L’Erasmus ha 20 anni. La stessa età di tanti ragazzi che, grazie a questo riuscitissimo progetto dell’Unione Europea studiano e vivono all’estero. E cambiano la loro vita.

 
logo_BIG A Rimini e a Bologna si celebra l’avvenimento con una tre giorni chiamata “Venti di Erasmus”.

 
Dal 1987 ad oggi, 200.000 ragazzi italiani hanno preso lo zaino, un po’ di coraggio, e si sono imbarcati in un’avventura indimenticabile. Solo chi ha fatto l’Erasmus può capire possano significare quei 5-10 mesi di libertà.

Per tantissimi ragazzi italiani, infatti, l’Erasmus è l’unica strada percorribile per assaggiare l’indipendenza. Ovvero vivere da soli, senza mamma che ti fa la cena e ti rifà il letto e ti ramazza la stanza. Una grandissima occasione per crescere. E accorgersi che in tanti altri paesi, soprattutto del nord Europa, nostri coetanei vivono da soli già nella loro patria e già dai 18-19 anni.

Non (solo) perché sono più svegli, ma per un sistema più dinamico e uno stato che gli permette di farlo.

 
Gli ex studenti Erasmus si riconoscono a vista,
si “annusano” a distanza, c’è qualcosa di comune in tutti loro. Più praticità in piccole cose quotidiane; sapersi fare un sugo più o meno decente; una mentalità aperta alle novità e ai grandi spazi; non saper accettare l’idea di star fermi mesi interi; avere non una, ma due, tre paesi dove sentirsi davvero a casa; l’assenza di qualsiasi provincialismo.

 
Romano Prodi, che da presidente della Commissione Europea ha creduto molto in questo progetto, propone di mettere l’Erasmus come condizione necessaria per potersi laureare. Una bella idea ma quanto proponibile? Non tutte le università concedono fondi aggiuntivi alla borsa di studio europea, non tutte le famiglie hanno la possibilità di mantenere un figlio all’estero, molte facoltà (soprattutto quelle scientifiche) hanno un carico di esami enorme da affrontare.

 
E poi, non tutti i ragazzi hanno voglia di mettersi in gioco, di dover imparare una lingua e vivere da soli in un posto straniero. L’Erasmus come costrizione? Sarebbe un incubo. Meglio che resti una scelta.

Una scelta che io, col mio marchio Erasmus impresso dentro, consiglio a tutti i ragazzi universitari.

 

Links: Bell'articolo su Repubblica.it
Sito di Venti di Erasmus
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categoria:europa, erasmus
lunedì, 07 maggio 2007

Ostaggi dei russi

Putin 1

Procede a grandi passi la marcia indietro della Russia verso la dittatura.
 

Dal 1999 ad oggi il presidente Russo Vladimir Putin ne ha fatta di strada: da signor nessuno, quando Boris Eltsin lo scelse come suo successore, a signore incontrastato (incontrastabile) di un paese diventato più ricco, più influente, più sicuro di sé.

 
In mezzo a questi sette anni: la lunga e terribile guerra in Cecenia con due altrettanto orribili appendici: i morti del teatro di Mosca e il massacro della scuola elementare a Beslan; l’entrata trionfale nel G8; una rielezione scontata; il sottomarino-bara Kursk nel quale morirono decine di marinai per uno stupido capriccio: quello di non voler chiedere aiuto agli americani; le morti sospette di alcuni giornalisti, fra cui Anna Politkovskaya; il cappio messo intorno ai mezzi di comunicazione; il nazionalismo più becero e l’anti-americanismo in costante crescita (lo dimostra la sfrontatezza con cui Putin ha potuto minacciare la Nato di uscire dal patto di non proliferazione se gli Usa non ritireranno il loro scudo antimissile); l’opposizione al partito di Putin sempre più fioca; leggi e riforme che sanno di restaurazione, come l’elezione diretta dei governatori delle varie zone da parte del capo di stato. Governatori che fino a poco tempo fa erano eletti dalla Duma (la Camera). Dall’elezione democratica all’investitura medioevale.

 
Eppure, come ho accennato prima, questa Russia è molto più forte, compatta, ricca di 8 anni fa.

Il benessere si sta estendendo a molti cittadini, la compagnia Gazprom è un colosso mondiale dell’energia e può aprire o chiudere i rubinetti del gas a mezza Europa con uno schiocco di dita. Gazprom è in mano a privati, ma è controllata dallo Stato. Una macchina da soldi formidabile. E uno strumento di minaccia perfetto. Ucraina e Bielorussia, due ex repubbliche sovietiche oggi indipendenti, ci sono già passate: un passo verso la democrazia, verso l’Unione Europea, corrisponde alla minaccia di prezzi più alti sul gas.

 
Ed è proprio questa la cosa più agghiacciante: il silenzio dell’Unione Europea. Ai nostri confini orientali sta (ri)nascendo uno stato autoritario e insofferente a qualsiasi forma di pluralismo, di confronto con l’esterno. Ma tutti stanno zitti.

L’Europa ha paura. Non può permettersi di alzare la voce con un paese che le vende il gas e il petrolio. Senza le materie prime russe, noi europei non siamo niente.

Ecco il risultato di una politica energetica scriteriata e priva di qualsiasi lungimiranza. Se l’Europa avesse puntato da tempo sulle energie rinnovabili o avesse cercato qualche alternativa a questa dipendenza, oggi non si troverebbe così umiliata.

Naturalmente c’è Europa e Europa. C’è la Germania che sta investendo miliardi di euro sull’eolico e le bio-masse, c’è la Svezia che ha annunciato come vicinissima la propria auto-sufficienza energetica. E c’è l’Italia che ancora oggi si dibatte tra comitati del no, rigassifigatori fantasma, centrali a bio-masse mai costruiti, investimenti insufficienti.

Tanto per capirsi, un rigassifigatore permette di importare il gas via mare (ad esempio dall’America), senza bisogno di passare dai gasdotti russi. Il gas viene ri-trasformato dallo stato liquido allo stato gassoso proprio da questi impianti, che rappresentano solo uno dei tanti modi per liberarsi dal ricatto russo.

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categoria:europa, energia, russia, democrazia, putin
venerdì, 16 giugno 2006
Ricerca scientifica, altra buona notizia

Dopo il ritiro italiano della pregiudiziale etica alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, da parte del ministro della ricerca Mussi, da Bruxelles arriva un'altra bella notizia.

Il Parlamento europeo ha approvato, con una maggioranza risicata, il ri-finanziamento alla ricerca su questo tipo di cellule. Saranno stanziati meno soldi ma è pur sempre un segnale positivo, di un'Europa che non vuole rinunciare al progresso, alla ricerca, all'innovazione.
I laboratori scientifici di tutta Europa continueranno ad essere finanziati con fondi europei per continuare nella loro ricerca di cure contro malattie come il morbo di Alzheimer, di Lou Gehrig, di Parkinson. Ci riusciranno? Nessuno può saperlo. Certamente la risposta sarebbe negativa, se gli fosse negata ogni possibilità.
Quasi dimenticavo: questa decisione non tocca minimamente il nostro paese, nel quale questo tipo di ricerca è proibito dalla legge 40. I finanziamenti andranno da altre parti. La ricerca quindi continua ma, almeno in questo campo, non in Italia.

La decisione andrà comunque ratificata dal Consiglio Europeo. In quella sede ogni paese darà la sua opinione e il nostro rappresentante Mussi andrà a Bruxelles appesantito da una tremenda contraddizione: quella di essere a favore della ricerca scientifica, ma ministro di un paese che la vieta.


Visto che mi sono preso qualche bacchettata sulla mia imprecisione, linko tre articoli, secondo me molto completi, che vi daranno qualche nozioncina di più.


Nota di servizio: in questi giorni, come avrete notato, scrivo meno sul blog. Due i motivi: sto scrivendo per una testata online di giornalismo sportivo come caporedattore dei Mondiali, un impegno che mi dà molta soddisfazione e mi toglie anche tanto tempo. Secondo motivo: sto preparando la presentazione della mia tesi che discuterò il 10 Luglio.
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categoria:europa, ricerca, staminali
lunedì, 24 aprile 2006
La sinistra, cos'è?


E’ un periodo di grande confusione. Confusione di idee. In Italia e in tanti paesi dell’Europa. In particolar modo è la sinistra ad essere disorientata. La sua ideologia di base è morta, nuovi valori vanno costruiti, riconosciuti come propri. Nuove esigenze nei popoli che bisogna saper cogliere, rappresentare, difendere e far diventare realtà.
Nel nostro paese, che in queste ore festeggia i 61 anni dalla liberazione, cosa sia la sinistra è davvero difficile dirlo. Al suo interno c’è chi rimane attaccato a valori, simboli e idee ormai logori, sbiaditi, falliti.
Poi c’è chi pensa che il futuro della sinistra, non si trovi a sinistra. E tra mille distinguo si perde, si snatura, diventa qualcosa d’altro. Che non si sa bene cosa ma non è sinistra.

C’è fortissimo bisogno di un’identità.

Leggete questo discorso. L’ha pronunciato uno dei pochi politici veramente di sinistra che ci siano in Europa.

“La destra crede negli individui come consumatori, nel mercato come soluzione e nello Stato come ostacolo. La sinistra crede negli individui come cittadini, nella società aperta e tollerante come soluzione per lo sviluppo individuale, e nello Stato come garante.
Per questo mi considero di sinistra. Credo che lo Stato non debba solo “lasciar fare” ma comportarsi con decisione per promuovere nuovi diritti sociali, cittadini più liberi, preparati e più protetti”.
Josè Luis Rodriguez Zapatero

 

Lo scopo di questo post non è di creare un fossato tra nessun “noi” e nessun “loro”. Nessun buono e nessun cattivo.
L’intento, più che altro, è una speranza. Che una parte fondamentale della cultura italiana ritrovi se stessa e torni ad essere feconda, moderna, laica, europea.

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categoria:sinistra, europa, zapatero, laicità
sabato, 01 aprile 2006
Quando l'UE è comunista

  L'Unione Europea vuole che il prossimo governo italiano, che sia CdL o Unione, metta mano alla legge Gasparri sul sistema radiotelevisivo.
La notizia mi ha sinceramente messo di buon umore. Intanto una conferma: avere aderito all'Europa ha un immenso vantaggio: le leggi più ideologiche, o frutto di interessi particolaristici hanno le gambe corte perchè i parametri UE sono piuttosto stretti e non ammettono le cosiddette "leggi limite" che tanto vanno di moda in questo periodo.

A preoccupare Neelie Kroes, il commissario europeo alla concorrenza sono soprattutto tre punti della cosiddetta "Gasparri".
- le frequenze per trasmettere su digitale vengono concesse solo a chi già, ad oggi, possiede frequenze per l'analogico. Questo significa una cosa: il rischio che il duopolio RAI-Mediaset, metastasi dell'attuale televisione analogica, si trasferisca anche nella tv del futuro è molto consistente.

- Non viene posto un limite alla raccolta di licenze e frequenze per il digitale. La conseguenza di ciò è la politica aggressiva di Mediaset che in questi mesi sta arraffando frequenze a destra e a manca (sia chiaro: fossi il presidente di Mediaset farei la stessa identica cosa) arrivando alla situazione attuale in cui il gigante mediatico di Cologno possiede il 44% delle frequenze disponibili. Sembra tanto il quadro di venti anni fa: Stato assente, far west delle frequenze, legge del più forte e zero tutele per il pluralismo

- Le frequenze analogiche liberate con il passaggio al digitale saranno restituite allo Stato, che poi deciderà come riassegnarle, o resteranno in mano agli attuali possessori? Un atroce dubbio che la Legge Gasparri ha instillato nella commissaria europea, che vede in pericolo il pluralismo dell'informazione televisiva in Italia. Non è l'unica.


Aggiungo un paio di considerazioni personali: la legge Gasparri non è da buttare in toto. Promuovere la televisione digitale terrestre è un'ottima idea anzitutto perchè offre una grande opportunità: cancellare il dominio RAI-Mediaset e redistribuire le risorse, le possibilità a quanti più soggetti possibili.
L'attuale sistema radio-televisivo, lo ripeto affinchè nessuno se lo scordi, non è assolutamente il frutto di una pianificazione dello Stato. Negli anni 70'- 80' il monopolio della RAI è stato abbattuto a colpi di invasioni di frequenze: parliamo di reti televisive che occupavano fisicamente porzioni di etere trasmettendo in barba a qualsiasi legge. Si arrivò presto alla saturazione dell'etere e a quel punto, solo a quel punto, lo Stato si è limitato a concedere le autorizzazioni ai "soggetti già in possesso di frequenze". In pratica: i governi sono stati incapaci di porre un freno all'invasione di mille emittenti locali; quando la situazione era ormai palesemente compromessa ecco che arrivò il condono generale. Il furto legalizzato da chi avrebbe dovuto sventarlo.

E' per questo che non si devono ripetere quegli errori: la tv digitale terrestre è una buona cosa, ma non deve sfuggire di mano allo Stato, non deve essere favorito nessuno, nè escluso nessuno dalla spartizione della torta.
L'opportunità è adesso e non bisogna buttarla alle ortiche.
Sogno una televisione italiana in cui 10-15 soggetti abbiano lo stesso spazio e quote pubblicitarie egualmente ripartite. Sogno che accendendo la televisione si possa scegliere fra 10-15 notiziari nazionali di medio-alto livello. E una RAI privatizzata.

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categoria:europa, mediaset, gasparri, rai