Enel si mangia Endesa. E gli spagnoli s’incazzano.
Endesa è un’impresa grande, ben amministrata, regina del mercato spagnolo e ben presente anche in Sud America.
Un’impresa che vanta diverse centrali nucleari e 38mila megawatt di energie rinnovabili.
Questo significa che Enel dall’oggi al domani avrà a disposizione una discreta base di energie diverse dagli idrocarburi. E di conseguenza, anche l’Italia. Meno dipendenza. Non mi pare poco.
In Italia siamo tutti molto contenti.
In Spagna, invece, pare che gli unici a stappare il “cava” siano gli azionisti di Endesa. E chi non lo sarebbe, al loro posto? Comprano le azioni a 17 euro, e qualche settimana dopo un italiano è disposto a comprargliele per 41. E già che c’è, l’italiano gli ripiana anche tutti i debiti accumulati.
Sfortunatamente, ci sono anche spagnoli che non hanno mai acquistato le azioni di Endesa.
Uno di loro, Eduardo, è un operaio dell’azienda elettrica spagnola. E sul sito di El Paìs, scrive:
“Fin dall’inizio, questa storia è stata un disastro. In Endesa viviamo da due anni una situazione di incertezza, e questo ha influito sulla gestione quotidiana dell’azienda.
Ora tutti hanno perso: i clienti (i nuovi proprietari alzeranno le tariffe per recuperare al più presto l’enorme investimento e diminuire al massimo il rischio), perderanno gli impiegati (non dimentichiamo che Endesa verrà smembrata e questo diminuirà la sicurezza di un lavoro) e perde la Spagna a lasciare in mani italiane e tedesche la gestione industriale del più grande gruppo spagnolo”.
Roberto invece si chiede “quale sarà il piano industriale dei nuovi proprietari, oltre a vendere un bel pezzo dell’impresa a E.On. Non so cosa ne faranno delle centrali di carbone, delle rinnovabili, con i 30mila lavoratori di Endesa. Né Entrecanales (di Acciona ndr) né gli italiani hanno detto una parola su tutto questo. E credo che neanche loro sappiano cosa dire”.
Ricordiamoci bene di queste parole. Perché se oggi festeggiamo, qualcuno in Italia sarà pronto a dire le stesse cose quando Telecom e Alitalia passeranno in mano allo straniero.
E’ il mercato, baby.







