lunedì, 07 maggio 2007

Ostaggi dei russi

Putin 1

Procede a grandi passi la marcia indietro della Russia verso la dittatura.
 

Dal 1999 ad oggi il presidente Russo Vladimir Putin ne ha fatta di strada: da signor nessuno, quando Boris Eltsin lo scelse come suo successore, a signore incontrastato (incontrastabile) di un paese diventato più ricco, più influente, più sicuro di sé.

 
In mezzo a questi sette anni: la lunga e terribile guerra in Cecenia con due altrettanto orribili appendici: i morti del teatro di Mosca e il massacro della scuola elementare a Beslan; l’entrata trionfale nel G8; una rielezione scontata; il sottomarino-bara Kursk nel quale morirono decine di marinai per uno stupido capriccio: quello di non voler chiedere aiuto agli americani; le morti sospette di alcuni giornalisti, fra cui Anna Politkovskaya; il cappio messo intorno ai mezzi di comunicazione; il nazionalismo più becero e l’anti-americanismo in costante crescita (lo dimostra la sfrontatezza con cui Putin ha potuto minacciare la Nato di uscire dal patto di non proliferazione se gli Usa non ritireranno il loro scudo antimissile); l’opposizione al partito di Putin sempre più fioca; leggi e riforme che sanno di restaurazione, come l’elezione diretta dei governatori delle varie zone da parte del capo di stato. Governatori che fino a poco tempo fa erano eletti dalla Duma (la Camera). Dall’elezione democratica all’investitura medioevale.

 
Eppure, come ho accennato prima, questa Russia è molto più forte, compatta, ricca di 8 anni fa.

Il benessere si sta estendendo a molti cittadini, la compagnia Gazprom è un colosso mondiale dell’energia e può aprire o chiudere i rubinetti del gas a mezza Europa con uno schiocco di dita. Gazprom è in mano a privati, ma è controllata dallo Stato. Una macchina da soldi formidabile. E uno strumento di minaccia perfetto. Ucraina e Bielorussia, due ex repubbliche sovietiche oggi indipendenti, ci sono già passate: un passo verso la democrazia, verso l’Unione Europea, corrisponde alla minaccia di prezzi più alti sul gas.

 
Ed è proprio questa la cosa più agghiacciante: il silenzio dell’Unione Europea. Ai nostri confini orientali sta (ri)nascendo uno stato autoritario e insofferente a qualsiasi forma di pluralismo, di confronto con l’esterno. Ma tutti stanno zitti.

L’Europa ha paura. Non può permettersi di alzare la voce con un paese che le vende il gas e il petrolio. Senza le materie prime russe, noi europei non siamo niente.

Ecco il risultato di una politica energetica scriteriata e priva di qualsiasi lungimiranza. Se l’Europa avesse puntato da tempo sulle energie rinnovabili o avesse cercato qualche alternativa a questa dipendenza, oggi non si troverebbe così umiliata.

Naturalmente c’è Europa e Europa. C’è la Germania che sta investendo miliardi di euro sull’eolico e le bio-masse, c’è la Svezia che ha annunciato come vicinissima la propria auto-sufficienza energetica. E c’è l’Italia che ancora oggi si dibatte tra comitati del no, rigassifigatori fantasma, centrali a bio-masse mai costruiti, investimenti insufficienti.

Tanto per capirsi, un rigassifigatore permette di importare il gas via mare (ad esempio dall’America), senza bisogno di passare dai gasdotti russi. Il gas viene ri-trasformato dallo stato liquido allo stato gassoso proprio da questi impianti, che rappresentano solo uno dei tanti modi per liberarsi dal ricatto russo.

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categoria:europa, energia, russia, democrazia, putin
giovedì, 19 aprile 2007
CongressoMania

Udc, Socialisti, Ds e Margherita. Tutti a congresso. Per il sistema politico italiano potrebbe essere un momento di svolta. O almeno si spera.

Ds e Margherita si scioglieranno per dare alla luce il partito democratico. Ma questo si sapeva.

Il congresso che più mi ha intrigato è quello dello Sdi, conclusosi con un discreto successo: l'unione dei diversi partitini socialisti in un organo solo. Senza contare diversi laici dell'area Ds. In attesa dei Radicali di Emma Bonino e Marco Pannella, che a questo processo guardano con simpatia sempre maggiore. E di Mussi e i mussiani.

Tornerà a chiamarsi Psi, come lo storico partito della prima Repubblica, che si sciolse con Tangentopoli tra un oceano di vergogna.

A quanto pare, certe anime della politica italiana erano troppo forti per rimanere represse a lungo: quindici anni dopo torna il Psi e molto presto tornerà anche una Democrazia Cristiana.
Tre sono le anime di cui parlo: quella socialista, quella democristiana e quella comunista.
Sembra che sia finita quella paura per le vecchie denominazioni, quel tabù che portò alla nascita di partiti dai nomi nuovi. Gli unici a non aver mai rinnegato il proprio nome erano i comunisti "duri e puri", che pure in Tangentopoli le zampette se l'erano sporcate parecchio, ma se le lavarono con una bella amnistia. E quindi ne uscirono bene.

Tutto questo sta tornando con forza, soprattutto con chiarezza. Lo trovo positivo, perchè solo dopo aver fatto i conti col proprio passato il sistema politico italiano può stabilizzarsi e veleggiare verso il bipolarismo vero.
Già: bipolarismo. E' tutto qui il problema.
I democristiani dicono che sia fallito, e fingono di non vedere che in realtà, non è mai davvero iniziato.

I socialisti non vogliono entrare nel Partito Democratico. Perchè questo vorrebbe dire convivere con chi la laicità la calpesta, e perchè hanno paura di annacquarsi nel mare Ds Dl che, piaccia o meno, questo processo di unione l'hanno iniziato e il loro tributo lo pretenderanno.

Fa bene Boselli a mettersi da parte e a creare un partito socialista unico con laicità, liberalismo e diritti civili come stelle polari? Non sono in grado di dare una risposta. Vorrei dire: sì, ma non sarei del tutto coerente.
Credo moltissimo, infatti, nel bipolarismo e auguro ogni bene al nascituro Pd. Spero tanto in un parlamento diviso tra progressisti e conservatori, come in Usa, Inghilterra, Spagna, Svezia.

Ma allo stato attuale non vedo nessuna forza politica che difenda con forza i tre pilastri (li ripeto: Laicità, Liberalismo e Diritti Civili). Quindi, di socialisti c'è bisogno in questo momento di emergenza.

Leggi anche:
Alexdam sul congresso Udc

 
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categoria:politica, comunismo, democrazia, laicità, socialismo, bipolarismo
lunedì, 15 maggio 2006
VADE RETRO
   
  RUINI
Oggi ha parlato Ruini, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana. I concetti erano prevedibili, i toni usati sono stati sconvolgenti. Queste sono parole sue:
"L'aborto è un delitto abominevole, la cui gravità si va purtroppo oscurando nelle coscienze di molti ma che rimane un atto intrinsecamente illecito che nessuna circostanza, finalità o legge umana potra' mai giustificare".
 
Devo riscontrare, da parte di un uomo di Chiesa, una inaccettabile mancanza di rispetto per tutte le donne che hanno vissuto l'esperienza dell'aborto. La Chiesa continua a non capire che l'aborto non è un hobby nè un divertimento. E' una scelta dolorosa, frutto di altrettanto dolorose riflessioni.
 
Del resto non si capisce come un uomo obbligato al celibato e alla castità possa discettare di famiglia, figli, maternità, divorzi. Questo sì, è un vero mistero della fede.

Ma perchè non sottolineare anche la delicatezza con la quale Ruini ha moralmente demolito una legge dello Stato italiano, frutto di volontà popolare? La legge sull'aborto è stata una conquista fondamentale per la nostra democrazia. Era già tardiva quando arrivò, eppure oggi, nel 2006, c'è chi la cancellerebbe se ne avesse la possibilità. Ma proprio per questo bisogna rispondere colpo su colpo a questa offensiva retrograda e antidemocratica.

Lo Stato non ha legalizzato dei delitti abominevoli, caro Ruini.

Qui, di abominevole c'è solo la sua ideologia medievale oscurantista.
postato da: Sportnotizie alle ore 21:23 | Permalink | commenti (38)
categoria:chiesa, aborto, democrazia, libertà, ruini