martedì, 22 agosto 2006
In Libano si rischia una Srebrenica 2
Secondo l'allora comandante delle forze ONU in Serbia

Illuminante. Credo sia la parola giusta per commentare la breve intervista apparsa sul Corriere della Sera di questo martedì a Philippe Morillon, il francese, oggi eurodeputato, che nel 1995 comandò le forze ONU nell'ex Jugoslavia.
Sotto il suo comando, 110 caschi blu assistettero inerti al massacro più orribile di quel decennio: la strage di Srebrenica, quando 8000 (ottomila) civili musulmani furono uccisi a sangue freddo dalle milizie serbe. I soldati ONU non mossero un dito semplicemente perchè non potevano farlo: il mandato legava loro le mani, l'equipaggiamento era assolutamente insufficiente per far fronte a quell'avversario. L'allucinante esperienza della Bosnia, insieme a quella del Ruanda, fu una picconata tremenda alla credibilità delle Nazioni Unite come forza di pace ed interposizione.

Alla luce di quell'esperienza, Morillon sostiene che: "senza regole chiare e con armi spuntate è meglio non mettere piede in Libano", sottolineando: "Srebrenica è stata una pagina orribile, ma tutta la Bosnia poteva essere salvata se la missione internazionale avesse avuto i mezzi per agire. Invece i nostri caschi blu venivano presi in ostaggio, legati e usati come scudi umani... Spero che soprattutto l'Europa ricordi la lezione della Bosnia".

Cosa andrebbe fatto secondo Morillon? "Occorre affermare il principio della difesa allargata, ovvero la possibilità di agire non solo per legittima difesa, ma anche a livello preventivo. Mostrare i muscoli, se necessario, nei confronti di chiunque. Sì, anche verso Israele: se le regole d'ingaggio sono chiare, chiunque le viola deve subrne le conseguenze".


Morillon è solo l'ultimo di una lunga serie di militari (o ex militari) d'alto rango che esprime forti dubbi sulla risoluzione 1701, troppo vaga e compromissoria. In diplomazia e in politica, questa risoluzione può essere considerata un successo, ma arriva anche il momento in cui bisogna scendere sul campo di battaglia. E' allora che serve chiarezza estrema e coraggio di prendere decisioni rischiose.
Se i nostri soldati andranno in Libano con la sola possibilità di "difendersi, proteggere e resistere" in una zona dove basta una scintilla per far scoppiare il pandemonio, sarà un miracolo uscirne senza sacrifici.

Bush proprio ieri ha parlato di una seconda risoluzione che chiarisca le regole di ingaggio e il modo in cui si debba disarmare Hezbollah. Stavolta ha ragione: la 1701 è stato un grande traguardo ma va assolutamente completata. Altrimenti non scandalizziamoci se dopo una settimana dalla fine della guerra, l'ONU ha raccolto promesse per solo 6000 truppe. Le altre 7000 chi le manderà?
E poi: Russia e Cina dove sono? Con gli eserciti di cui dispongono, davvero non possono dislocare 3-4000 uomini per mantenere una pace che a chiacchiere hanno fortemente voluto?
 
postato da: Sportnotizie alle ore 15:29 | Permalink | commenti (10)
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