Saluti, avvocato
Corso Bovio, uno dei più grandi avvocati penalisti italiani, si è suicidato ieri nel suo studio di Milano. Tornava da Prato, è arrivato in studio dove ha salutato tutti con normalità e naturalezza. Si è fatto delle fotocopie da solo, lasciando la segretaria un po' stupita, poi ha chiesto a che punto fosse "il Tfr dei nostri dipendenti".
Si è chiuso nella sua stanza, ha aperto la cassaforte e ha preso la sua pistola. Se l'è messa in bocca e ha tirato il grilletto. E' morto.
Corso Bovio era venuto, una volta, nella scuola di giornalismo di Urbino, con la quale collaborava da anni. Ci aveva fatto una lezione. Poco per conoscerlo, ma abbastanza per ricavarne impressioni. La cultura immensa, certo, chi non l'ha notata... ma non è questo che mi ha colpito di più.
Non ho potuto fare a meno di notarne la pazienza e l'ironia. Pazienza, perché spiegava con dovizia di particolari e si soffermava su ogni nostro dubbio o domanda. Lui, che nel suo mestiere era il migliore, che da anni aveva a che fare con giornalisti-ragazzini. Quanti mostri sacri trattano i loro allievi come scimmiette da ammaestrare?
Ironia, perchè in quelle due ore non perdeva mai l'occasione per scherzare su sé stesso, sminuirsi per gioco, far battute e giochi di parole sottilissimi. Battute da avvocato, appunto.
Non avevo mai conosciuto una persona poi suicida. L'ho conosciuto pochissimo, forse per nulla, eppure un po' scuote.
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