lunedì, 30 luglio 2007
L'uddiccino va a puttane

Forse non è delicato girare il dito nella piaga, ma al momento il più fulgido esempio di incoerenza è proprio lui: Cosimo Mele, parlamentare democristiano dell'Udc. Non posso non parlarne, è un assist a porta vuota che devo assolutamente sfruttare.
Venerdì sera lo squallido Mele si è regalato una bella cenetta in Via Veneto in compagnia di una "squillo" (sì, lo so, i comuni mortali le chiamano "puttane", ma ora si dice così), poi se l'è portata a letto in un albergo. Sempre di via Veneto e sempre coi soldi dei contribuenti.
Come lo stesso Mele ammette, è stato anche parecchio "sfigato, perché se la ragazza non si fosse sentita male non sarebbe successo nulla". Sì perché la "squillo" a quanto pare si drogava, e dopo aver sfinito il povero Mele (padre di tre figli) era andata in bagno per soddisfare la sua dipendenza. Il politico sostiene di non aver usato la droga, né di essersi accorto che la ragazza la stesse consumando, visto che dormiva, e si è svegliato solo quanto la donna si stava già sentendo male. Questo racconta, e personalmente ci credo. Dopo di che, Mele ha soccorso la ragazza e oggi ne fa un vanto, come se soccorrere gli altri non fosse un atto dovuto. In realtà sembra che le ragazze nella stanza dell'albergo fossero due. Se così fosse, lo sfinimento fisico del parlamentare sarebbe ancora più spiegabile.

Adesso l'Udc lo toglierà di mezzo secondo il principio che un politico debba essere coerente ed esemplare, ma Mele rimarrà un parlamentare. Un parlamentare che ha votato Pacs e Dico e voterà contro i Cus struprando la parola "famiglia". Un concetto completamente estraneo a una persona che tradisce la moglie (che ora "piange tutto il giorno") con una prostituta. Dall'alto della sua posizione, Mele il puttaniere si azzarda a moraleggiare sull'autentico significato di famiglia, facendo passare per mezzi deviati quegli uomini e quelle donne che, pur amandosi come qualsiasi altra coppia, non vuole formalizzare il matrimonio né in chiesa né in comune.

Una persona che, dopo aver tentato la scappatella ed essere stato beccato con le zampette nella marmellata, cerca di difendersi e risulta ancora più triste e pietoso. "Ai miei figli ancora non l'ho detto, non ho il coraggio"; "Noi politici siamo uomini come gli altri, ci capita di sbagliare".

Eh no, Mele, voi politici non siete uomini come gli altri. Siete uomini pubblici, che rappresentano anzitutto il Paese, e in secondo luogo i vostri elettori. Da un politico si esige coerenza. Non moralità, solo coerenza. Andare a puttane non è un male in sè, è scandaloso nel momento in cui si fa della famiglia uno dei propri valori politici fondanti.

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categoria:politica, famiglia, valori, udc , squillo
mercoledì, 18 luglio 2007
Io sto con lei
EmmaBonino

Parafrasando un bel post del mio amico Maurizio, io sto con lei. Con Emma. Che rimette il suo mandato al premier Prodi. Non è che si sia dimessa, non è che abbia minacciato di farlo. Non è che abbia votato contro in consiglio dei Ministri o, peggio, al Senato come i due rossi qualche mese fa.

No. Da donna intelligente, di un'intelligenza sottile, ha gridato a Prodi senza provocare sconquassi tutta la solitudine e la frustrazione dei moderati. O dei riformisti, chiamateli come volete. Scopro che le minacce di Berlusconi in campagna elettorale ("Se votate l'Unione date il potere ai comunisti che ricatteranno ogni giorno Prodino") erano fondate. Non facevano parte, insomma, del gigantesco repertorio di cazzate sfoderato dal Cav. in quei mesi.

Per chi mi legge dall'Africa australe e non ha accesso ai media italiani farò un brevissimo sunto della situazione.
Ieri sulla politica estera, oggi sul tema delle pensioni la sinistra estrema (Prc, Verdi e PdCI) domina la scena. Praticamente incontrastata. Fa, assieme ai sindacati, il bello e il cattivo tempo. Tiene in pugno Prodi, lo frusta, lo manovra. E così lo scalone di Maroni, una delle pochissime riforme ben costruite del governo Berlusconi, va a farsi fottere. Giusto per la cronaca: la "riforma Maroni" prevedeva un innalzamento dell'età pensionabile dai 57 ai 60 anni. Una misura che, almeno in parte, ci rimetteva in carreggiata con i sistemi pensionistici dei nostri paesi vicini e ci adattava ai tempi attuali, visto che l'età media (per fortuna) si è elevata in tutto il mondo occidentale. Per la sinistra regressista sono meglio gli scalini. Anzi, "Lo Scalino" a 58 anni. Poi partiranno le strampalate somme di anzianità + contributi. Ma solo dal 2010. Questa misura non toccherà le donne, che potranno comunque andare in pensione prima degli uomini e tornare (finalmente!) al posto che compete loro: a casa a fare la lavatrice. Va in soffitta, quindi, la folle idea secondo cui una donna dovrebbe avere le stesse possibilità di un uomo nel mondo del lavoro. Nel nord-Europa quest'eresia sembra essere già realtà.

Pare proprio che in Italia, di lavorare, ci si stanchi assai prima. Che ci si usuri prima di tutti gli altri europei. In Germania l'eta pensionabile è salita a 67 anni. Nessuno ha detto "a" o "b". Ed è così che ancora una volta tutta Europa ci dà lezioni di serietà, realismo e progressismo.

La cosa più amara, per me, è constatare che Rifondazione, Verdi e Comunisti Italiani sono oggi la forza più conservatrice del panorama politico italiano. Insieme ai sindacati che per difendere i loro vecchi affiliati si disinteressano completamente del futuro a medio-lungo raggio. E di chi oggi non ha 58 anni ma 20.

E allora, viva Emma che senza rompere i coglioni a nessuno, fa riflettere Prodi per un momento. Lo fa riflettere se valga la pena accontentare ancora una volta i bimbi capricciosi della sinistra estrema fingendo di non sapere che, alla prima difficoltà dell'esecutivo non saranno certo loro a dargli una mano.
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categoria:politica, prodi, pensioni, bonino
martedì, 10 luglio 2007

Saluti, avvocato

Corso Bovio, uno dei più grandi avvocati penalisti italiani, si è suicidato ieri nel suo studio di Milano. Tornava da Prato, è arrivato in studio dove ha salutato tutti con normalità e naturalezza. Si è fatto delle fotocopie da solo, lasciando la segretaria un po' stupita, poi ha chiesto a che punto fosse "il Tfr dei nostri dipendenti".

Si è chiuso nella sua stanza, ha aperto la cassaforte e ha preso la sua pistola. Se l'è messa in bocca e ha tirato il grilletto. E' morto.

Corso Bovio era venuto, una volta, nella scuola di giornalismo di Urbino, con la quale collaborava da anni. Ci aveva fatto una lezione. Poco per conoscerlo, ma abbastanza per ricavarne impressioni. La cultura immensa, certo, chi non l'ha notata... ma non è questo che mi ha colpito di più.

Non ho potuto fare a meno di notarne la pazienza e l'ironia. Pazienza, perché spiegava con dovizia di particolari e si soffermava su ogni nostro dubbio o domanda. Lui, che nel suo mestiere era il migliore, che da anni aveva a che fare con giornalisti-ragazzini. Quanti mostri sacri trattano i loro allievi come scimmiette da ammaestrare?

Ironia, perchè in quelle due ore non perdeva mai l'occasione per scherzare su sé stesso, sminuirsi per gioco, far battute e giochi di parole sottilissimi. Battute da avvocato, appunto.

Non avevo mai conosciuto una persona poi suicida. L'ho conosciuto pochissimo, forse per nulla, eppure un po' scuote.

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categoria:scuola, giornalismo, suicidio, urbino, avvocato, bovio