mercoledì, 09 maggio 2007
Auguri babbo Erasmus

L’Erasmus ha 20 anni. La stessa età di tanti ragazzi che, grazie a questo riuscitissimo progetto dell’Unione Europea studiano e vivono all’estero. E cambiano la loro vita.

 
logo_BIG A Rimini e a Bologna si celebra l’avvenimento con una tre giorni chiamata “Venti di Erasmus”.

 
Dal 1987 ad oggi, 200.000 ragazzi italiani hanno preso lo zaino, un po’ di coraggio, e si sono imbarcati in un’avventura indimenticabile. Solo chi ha fatto l’Erasmus può capire possano significare quei 5-10 mesi di libertà.

Per tantissimi ragazzi italiani, infatti, l’Erasmus è l’unica strada percorribile per assaggiare l’indipendenza. Ovvero vivere da soli, senza mamma che ti fa la cena e ti rifà il letto e ti ramazza la stanza. Una grandissima occasione per crescere. E accorgersi che in tanti altri paesi, soprattutto del nord Europa, nostri coetanei vivono da soli già nella loro patria e già dai 18-19 anni.

Non (solo) perché sono più svegli, ma per un sistema più dinamico e uno stato che gli permette di farlo.

 
Gli ex studenti Erasmus si riconoscono a vista,
si “annusano” a distanza, c’è qualcosa di comune in tutti loro. Più praticità in piccole cose quotidiane; sapersi fare un sugo più o meno decente; una mentalità aperta alle novità e ai grandi spazi; non saper accettare l’idea di star fermi mesi interi; avere non una, ma due, tre paesi dove sentirsi davvero a casa; l’assenza di qualsiasi provincialismo.

 
Romano Prodi, che da presidente della Commissione Europea ha creduto molto in questo progetto, propone di mettere l’Erasmus come condizione necessaria per potersi laureare. Una bella idea ma quanto proponibile? Non tutte le università concedono fondi aggiuntivi alla borsa di studio europea, non tutte le famiglie hanno la possibilità di mantenere un figlio all’estero, molte facoltà (soprattutto quelle scientifiche) hanno un carico di esami enorme da affrontare.

 
E poi, non tutti i ragazzi hanno voglia di mettersi in gioco, di dover imparare una lingua e vivere da soli in un posto straniero. L’Erasmus come costrizione? Sarebbe un incubo. Meglio che resti una scelta.

Una scelta che io, col mio marchio Erasmus impresso dentro, consiglio a tutti i ragazzi universitari.

 

Links: Bell'articolo su Repubblica.it
Sito di Venti di Erasmus
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categoria:europa, erasmus
lunedì, 07 maggio 2007

Ostaggi dei russi

Putin 1

Procede a grandi passi la marcia indietro della Russia verso la dittatura.
 

Dal 1999 ad oggi il presidente Russo Vladimir Putin ne ha fatta di strada: da signor nessuno, quando Boris Eltsin lo scelse come suo successore, a signore incontrastato (incontrastabile) di un paese diventato più ricco, più influente, più sicuro di sé.

 
In mezzo a questi sette anni: la lunga e terribile guerra in Cecenia con due altrettanto orribili appendici: i morti del teatro di Mosca e il massacro della scuola elementare a Beslan; l’entrata trionfale nel G8; una rielezione scontata; il sottomarino-bara Kursk nel quale morirono decine di marinai per uno stupido capriccio: quello di non voler chiedere aiuto agli americani; le morti sospette di alcuni giornalisti, fra cui Anna Politkovskaya; il cappio messo intorno ai mezzi di comunicazione; il nazionalismo più becero e l’anti-americanismo in costante crescita (lo dimostra la sfrontatezza con cui Putin ha potuto minacciare la Nato di uscire dal patto di non proliferazione se gli Usa non ritireranno il loro scudo antimissile); l’opposizione al partito di Putin sempre più fioca; leggi e riforme che sanno di restaurazione, come l’elezione diretta dei governatori delle varie zone da parte del capo di stato. Governatori che fino a poco tempo fa erano eletti dalla Duma (la Camera). Dall’elezione democratica all’investitura medioevale.

 
Eppure, come ho accennato prima, questa Russia è molto più forte, compatta, ricca di 8 anni fa.

Il benessere si sta estendendo a molti cittadini, la compagnia Gazprom è un colosso mondiale dell’energia e può aprire o chiudere i rubinetti del gas a mezza Europa con uno schiocco di dita. Gazprom è in mano a privati, ma è controllata dallo Stato. Una macchina da soldi formidabile. E uno strumento di minaccia perfetto. Ucraina e Bielorussia, due ex repubbliche sovietiche oggi indipendenti, ci sono già passate: un passo verso la democrazia, verso l’Unione Europea, corrisponde alla minaccia di prezzi più alti sul gas.

 
Ed è proprio questa la cosa più agghiacciante: il silenzio dell’Unione Europea. Ai nostri confini orientali sta (ri)nascendo uno stato autoritario e insofferente a qualsiasi forma di pluralismo, di confronto con l’esterno. Ma tutti stanno zitti.

L’Europa ha paura. Non può permettersi di alzare la voce con un paese che le vende il gas e il petrolio. Senza le materie prime russe, noi europei non siamo niente.

Ecco il risultato di una politica energetica scriteriata e priva di qualsiasi lungimiranza. Se l’Europa avesse puntato da tempo sulle energie rinnovabili o avesse cercato qualche alternativa a questa dipendenza, oggi non si troverebbe così umiliata.

Naturalmente c’è Europa e Europa. C’è la Germania che sta investendo miliardi di euro sull’eolico e le bio-masse, c’è la Svezia che ha annunciato come vicinissima la propria auto-sufficienza energetica. E c’è l’Italia che ancora oggi si dibatte tra comitati del no, rigassifigatori fantasma, centrali a bio-masse mai costruiti, investimenti insufficienti.

Tanto per capirsi, un rigassifigatore permette di importare il gas via mare (ad esempio dall’America), senza bisogno di passare dai gasdotti russi. Il gas viene ri-trasformato dallo stato liquido allo stato gassoso proprio da questi impianti, che rappresentano solo uno dei tanti modi per liberarsi dal ricatto russo.

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categoria:europa, energia, russia, democrazia, putin