giovedì, 26 aprile 2007
Magistres democratiae

"Se si fa il referendum, io faccio la crisi". Clemente Mastella. Ministro della Giustizia.

"Il referendum sulla legge elettorale rende un cattivo servizio alla democrazia, che si basa sulle istituzioni e su strumenti come i partiti". Fausto Bertinotti. Presidente della Camera dei Deputati.

Ecco come due esponenti della maggioranza concepiscono lo strumento del referendum. Ecco in che modo si tiene conto del parere dei cittadini italiani.
Il ministro della Giustizia agita lo spettro della crisi di governo (e già questo dà l'idea della fedeltà al progetto dell'Unione) per evitare che si vada al voto su alcune modifiche importanti della legge elettorale. Il suo partito è in pericolo. Lui ha paura e minaccia di mandare a gambe all'aria un governo. Votato da milioni di italiani. Ma lui se ne fotte.

Il presidente della Camera Fausto Bertinotti, terza carica dello Stato e uomo che dovrebbe garantire una totale imparzialità, non solo si pronuncia (e non dovrebbe) ma rivendica la superiorità dei partiti sulla società.
Non ho scelto loro, un anno fa alle elezioni politiche. Ho votato, però la coalizione nella quale si trovavano anche loro. Posso quindi dire di averli votati indirettamente.

Se questa legge elettorale cambiasse, se il referendum vincesse, questa democrazia non rappresentativa potrebbe radicalmente migliorare.

Questo blog appoggia in pieno il referendum.

Informatevi sui tre quesiti per cambiare la legge, e dove poter firmare.

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categoria:politica, referendum, legge elettorale
giovedì, 19 aprile 2007
CongressoMania

Udc, Socialisti, Ds e Margherita. Tutti a congresso. Per il sistema politico italiano potrebbe essere un momento di svolta. O almeno si spera.

Ds e Margherita si scioglieranno per dare alla luce il partito democratico. Ma questo si sapeva.

Il congresso che più mi ha intrigato è quello dello Sdi, conclusosi con un discreto successo: l'unione dei diversi partitini socialisti in un organo solo. Senza contare diversi laici dell'area Ds. In attesa dei Radicali di Emma Bonino e Marco Pannella, che a questo processo guardano con simpatia sempre maggiore. E di Mussi e i mussiani.

Tornerà a chiamarsi Psi, come lo storico partito della prima Repubblica, che si sciolse con Tangentopoli tra un oceano di vergogna.

A quanto pare, certe anime della politica italiana erano troppo forti per rimanere represse a lungo: quindici anni dopo torna il Psi e molto presto tornerà anche una Democrazia Cristiana.
Tre sono le anime di cui parlo: quella socialista, quella democristiana e quella comunista.
Sembra che sia finita quella paura per le vecchie denominazioni, quel tabù che portò alla nascita di partiti dai nomi nuovi. Gli unici a non aver mai rinnegato il proprio nome erano i comunisti "duri e puri", che pure in Tangentopoli le zampette se l'erano sporcate parecchio, ma se le lavarono con una bella amnistia. E quindi ne uscirono bene.

Tutto questo sta tornando con forza, soprattutto con chiarezza. Lo trovo positivo, perchè solo dopo aver fatto i conti col proprio passato il sistema politico italiano può stabilizzarsi e veleggiare verso il bipolarismo vero.
Già: bipolarismo. E' tutto qui il problema.
I democristiani dicono che sia fallito, e fingono di non vedere che in realtà, non è mai davvero iniziato.

I socialisti non vogliono entrare nel Partito Democratico. Perchè questo vorrebbe dire convivere con chi la laicità la calpesta, e perchè hanno paura di annacquarsi nel mare Ds Dl che, piaccia o meno, questo processo di unione l'hanno iniziato e il loro tributo lo pretenderanno.

Fa bene Boselli a mettersi da parte e a creare un partito socialista unico con laicità, liberalismo e diritti civili come stelle polari? Non sono in grado di dare una risposta. Vorrei dire: sì, ma non sarei del tutto coerente.
Credo moltissimo, infatti, nel bipolarismo e auguro ogni bene al nascituro Pd. Spero tanto in un parlamento diviso tra progressisti e conservatori, come in Usa, Inghilterra, Spagna, Svezia.

Ma allo stato attuale non vedo nessuna forza politica che difenda con forza i tre pilastri (li ripeto: Laicità, Liberalismo e Diritti Civili). Quindi, di socialisti c'è bisogno in questo momento di emergenza.

Leggi anche:
Alexdam sul congresso Udc

 
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categoria:politica, comunismo, democrazia, laicità, socialismo, bipolarismo
sabato, 14 aprile 2007
Talebani d'Italia

Riporto dal sito dei Radicali di Roma.

“Il clima di odio e di intolleranza” dichiara Rita Bernardini “che certi fautori della ‘famiglia naturale’ stanno alimentando nei confronti di inermi e pacifici cittadini che chiedono l’affermazione dei diritti per le coppie omosessuali, comincia a destare serie preoccupazioni che non possono essere sottovalutate dalla politica e dai mezzi di informazione. Oggi, all’Università La Sapienza sono stati aggrediti i militanti di Radicaliroma che, al tavolo regolarmente annunciato alle forze dell’ordine, raccoglievano le firme per presentare al Comune di Roma una proposta di delibera per l’istituzione del registro delle Unioni Civili. Ieri l’Associazione Radicaliroma aveva presentato in una conferenza stampa il progetto che in pochi giorni ha già raccolto le sottoscrizioni di 4.000 romani (lo Statuto del Comune ne prevede 5.000 da raccogliere in tre mesi): il fatto che i giornali romani, pressoché all’unanimità, oggi abbiano taciuto è forse peggiore del gesto violento del quarantenne che oggi si è scagliato violentemente contro i giovani militanti tentando di distruggere i moduli di raccolta e ribaltando il tavolo al grido ‘affosserò la vostra proposta perché voi volete distruggere la famiglia!’. La censura della stampa si rivolge, infatti, contro tutti i cittadini che usano gli strumenti della ‘democrazia diretta’ per promuovere iniziativa politica concreta".

Ci riflettiamo un minuto? Se un imbecille minaccia di morte un monsignore, è giusto parlarne e condannare. Ma è giusto anche parlare e condannare un gesto di intolleranza come questo.

Altra cosa: non sarà il caso che qualche giornale italiano, qualche cronaca di Roma, dedichi uno straccio di articolo, di box, di trafiletto, di sommarietto, a un'iniziativa che merita perlomeno di essere conosciuta?

Non si chiede di fare pubblicità, non si chiede una firma. Si pretende solo che la stampa fornisca al cittadino l'Informazione.
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categoria:dico, giornalismo, stampa, radicali, pacs
sabato, 07 aprile 2007
La bozza-aborto di Chiti

Si può dire? La bozza-Chiti per una nuova legge elettorale è penosa. Fa schifo e delude tantissimo gli elettori del centro-sinistra, che un anno fa mandarono al potere Romano Prodi convinti che avrebbe tolto di mezzo la porcata di Calderoli per far tornare una legge elettorale equilibrata. E democratica.

Per legge elettorale equilibrata, intendo senza liste bloccate. Cioè: che gli elettori possano decidere da soli chi mandare alla Camera e al Senato, e che non siano le segreterie di partito a piazzare i loro fedeli nei primi posti delle liste.

La bozza Chiti, esattamente come il "porcellum", prevede le liste decise dai partiti. Bella roba.
Ma non erano i partiti dell'Unione a lagnarsi di questo deficit di democrazia, un anno fa?

E la ridicola soglia di sbarramento? Ne vogliamo parlare?

Unione e CdL con le loro proposte hanno fatto pietà. Adesso è ora di raccogliere le firme e andare al referendum. Persino l'Italia si merita una legge elettorale più decente di questa.
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categoria:politica, legge elettorale, chiti
martedì, 03 aprile 2007

Enel si mangia Endesa. E gli spagnoli s’incazzano.

 

Alla fine Enel ce l’ha fatta: ha fatto sua la gallina dalle uova d’oro. Si tratta della compagnia elettrica spagnola Endesa. Il gigante dell’energia tdesca E.On ha rinunciato alla sua offerta e ha lasciato campo libero a Enel e Acciona (un gruppo spagnolo di costruzioni). In cambio, i tedeschi hanno preteso alcuni gustosi bocconcini della compagnia spagnola. Ad esempio Viesgo, il gruppo che accende la luce a 600mila spagnoli in Cantabria. Si tratta di bocconcini per 10 miliardi di euro. Capite bene che in questo affare, nessuno perde.

 

Endesa è un’impresa grande, ben amministrata, regina del mercato spagnolo e ben presente anche in Sud America.

Un’impresa che vanta diverse centrali nucleari e 38mila megawatt di energie rinnovabili.

Questo significa che Enel dall’oggi al domani avrà a disposizione una discreta base di energie diverse dagli idrocarburi. E di conseguenza, anche l’Italia. Meno dipendenza. Non mi pare poco.

In Italia siamo tutti molto contenti.

In Spagna, invece, pare che gli unici a stappare il “cava” siano gli azionisti di Endesa. E chi non lo sarebbe, al loro posto? Comprano le azioni a 17 euro, e qualche settimana dopo un italiano è disposto a comprargliele per 41. E già che c’è, l’italiano gli ripiana anche tutti i debiti accumulati.

Sfortunatamente, ci sono anche spagnoli che non hanno mai acquistato le azioni di Endesa.

Uno di loro, Eduardo, è un operaio dell’azienda elettrica spagnola. E sul sito di El Paìs, scrive:

“Fin dall’inizio, questa storia è stata un disastro. In Endesa viviamo da due anni una situazione di incertezza, e questo ha influito sulla gestione quotidiana dell’azienda.

Ora tutti hanno perso: i clienti (i nuovi proprietari alzeranno le tariffe per recuperare al più presto l’enorme investimento e diminuire al massimo il rischio), perderanno gli impiegati (non dimentichiamo che Endesa verrà smembrata e questo diminuirà la sicurezza di un lavoro) e perde la Spagna a lasciare in mani italiane e tedesche la gestione industriale del più grande gruppo spagnolo”.

Roberto invece si chiede “quale sarà il piano industriale dei nuovi proprietari, oltre a vendere un bel pezzo dell’impresa a E.On. Non so cosa ne faranno delle centrali di carbone, delle rinnovabili, con i 30mila lavoratori di Endesa. Né Entrecanales (di Acciona ndr) né gli italiani hanno detto una parola su tutto questo. E credo che neanche loro sappiano cosa dire”.

 

Ricordiamoci bene di queste parole. Perché se oggi festeggiamo, qualcuno in Italia sarà pronto a dire le stesse cose quando Telecom e Alitalia passeranno in mano allo straniero.

E’ il mercato, baby.

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categoria:enel, economia, energia, endesa
lunedì, 02 aprile 2007
Due miliardi e mezzo di beghe

Dalla relazione trimestrale di cassa presentata dal ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa, sono emersi diversi dati positivi per la finanza pubblica. C’è un dato, però, che sta provocando un forte dibattito fra le parti sociali: è il “tesoretto”. La questione fondamentale è: cosa farci?

Cos’è il tesoretto

Lo Stato italiano ha fra gli 8 e i 10 miliardi di euro in più a disposizione (equivalenti allo 0,5/0,7% del Pil), grazie al gettito fiscale che nell’ultimo anno è stato maggiore di quanto previsto dalla Finanziaria. Questi numeri, a detta di Padoa-Schioppa, sono strutturali. Ovvero: non sono entrate occasionali, ci si potrà fare affidamento anche nel futuro. Fino a giugno, comunque, non si saprà con certezza a quanto ammonta questo dividendo fiscale.

Come verrà impiegato

Di questi 8-10 miliardi, 7,5 andranno a mettere una pezza sul debito pubblico, che secondo l’ultima rilevazione ammonta al 106,9% del Pil italiano. Su questo, l’esecutivo non negozierà. Ci sono i parametri di Bruxelles da rispettare: entro il 2010 i paesi della Ue dovranno aver completato il loro percorso di risanamento.

La battaglia sui 2,5 miliardi

Come gestire quel che rimane dell’extra gettito è l’argomento di scontro tra sindacati, Confindustria, diversi partiti della maggioranza e singoli ministri. L’associazione degli imprenditori auspica che sia utilizzato per risanare il debito. Questa l’equazione di Montezemolo: minore è il debito, maggiori saranno le possibilità di offrire servizi a cittadini e imprese.

I sindacati, invece, stimolano il governo ad aumentare le pensioni basse, avviare il riordino degli ammortizzatori, sostenere il Welfare e le famiglie. Applicare tutte queste misure, però, significherebbe superare (quasi doppiare) la soglia dei 2,5 miliardi. Il governo da parte sua ha presentato un piano d’azione in tre parti: a giugno si lavorerà su welfare e ammortizzatori sociali; a metà estate, detassazione degli affitti e agevolazioni per gli incapienti, mentre a settembre verrà abbattuta l’Ici sulla prima casa e si finanzieranno le nuove infrastrutture. E’ un piano che potrebbe trovare il beneplacito dei sindacati. Anche in questo caso, però, il quesito è: 2,5 miliardi basteranno?

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categoria:politica, economia, tesoretto