sabato, 30 settembre 2006
Le armi gli arrivano, eccome se gli arrivano

nasrallah

Cito dal Limes attualmente in edicola.
..."Tutti sanno che Hezbollah continua a ricevere armi iraniane -e non solo- via Siria. le forniture giungono agli aeroporti siriani di Damasco, Palmira, Dayr al-Zawr ed Aleppo. Armi leggere e munizioni filtrano a dorso d'asino lungo le mulattiere dell'Antilibano veros la valle della Biqa, sorta di Iran in miniatura dominato dal Partito di Dio.
I razzi sono caricati su camion che traversano una frontiera molto teorica senza particolari restrizioni Talvolta si ricorre ai tunnel scavati a cavallo del confine.
In alternativa, rotte marittime clandestine dal porto siriano di al-Ladiqiyya a quello libanese di Tripoli.
Quasi tutti fanno finta di niente, a cominciare dall'Unifil, il cui lavoro consiste nell'accumulare in voluminosi contenitori le lettere di protesra con cui notifica alle parti le rispettive violazioni delle risoluzioni ONU. Quanto all'esercito libanese, è un'entità altrettanto virtuale del suo Stato. Gli unici ad innervosirsi, di tanto in tanto, sono gli israeliani, che mantengono alcuni posti di osservazione nel Libano meridionale e ne violano regolarmente lo spazio aereo, in barba ai caschi blu".


Dunque non solo sappiamo che il confine Libano-siriano continua ad essere il colabrodo di sempre, ma conosciamo perfettamente i valichi e le rotte con cui l'Iran continua a foraggiare i guerriglieri Hezbollah.
L'UNIFIL ha il compito di controllare il confine, oltretutto si conoscono per filo e per segno i luoghi da controllare più strettamente. Perchè non si muove un dito?
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categoria:libano, israele, hezbollah
lunedì, 25 settembre 2006
Scandalo Telecom, due atroci sospetti

telefono
Oddio, non è che questo scandalo m’abbia molto scandalizzato. Sarà l’abitudine, ma a fatti di questa gravità ormai assisto più incuriosito (“vediamo chi c’è di mezzo stavolta”) che sorpreso.

 Come tutti sapete è appena stata sventata la combriccola di Tavaroli-Cipriani-Mancini (quello del SISMI coinvolto nel caso Abu-Omar). I tre, con l’aiuto di tanti altri collaboratori a livello inferiore, hanno spiato per anni centinaia di persone, molte sconosciute, altre ben più famose.
Sarebbe molto bello sapere chi è (o chi sono) il manovratore/i di tutto ciò. Uno è Mancini dei servizi segreti. Gravissimo, ma non sorprendente. Poi?

Io vorrei soffermarmi su due conseguenze della vicenda: la prima è il decreto legge che stabilisce la distruzione – preferibilmente immediata- di tutti i dati raccolti in anni di attività clandestina e illecita dal trio delle meraviglie.

Giustissimo, sacrosanto. Se non fosse che il DDL non fa alcuna distinzione tra la telefonata privata tra Diego Della Valle e sua moglie, o Carlo Bianchi e l’amante, e una conversazione che contiene abbastanza elementi per aprire un’indagine.

In poche parole: se in un’intercettazione (illegale, certo) si ascoltano un politico ed un imprenditore mettersi d’accordo per una maxi-tangente, nessuno è autorizzato ad usare quella telefonata come prova di reato.
Perché? Perché la prova è stata raccolta illegalmente. Nella forma è giusto così, ma nella sostanza è un'eresia.
A questo proposito Di Pietro ha proposto una modifica, proprio per rendere più giusto un decreto che è ispirato a dei valori assolutamente condivisibili, come la tutela della privacy dei cittadini.

Nulla, dall’altra parte Di Pietro ha ricevuto solo un nettissimo rifiuto.

Un rifiuto così secco e bipartisan ingenera un dubbio: non è che tanti politici di destra e sinistra hanno scoperto di essere stati intercettati e magari anche beccati con le mani nella marmellata?
Lo scandalo porterebbe a un terremoto politico colossale: non fa comodo a tutti pigliare un bel cerino e bruciare ogni cosa senza distinzione alcuna?
Del resto non è la prima volta che Mastella mostra di volersela prendere più con colui che mostra il peccato che col peccatore. E sempre col consenso di tutto il Palazzo.

 

Secondo infame dubbio, legato a Calciopoli. Pare che da queste intercettazioni firmate Tavaroli sia già uscito il primo spiffero. L’Inter, nel 2002, avrebbe commissionato all’investigatore-lestofante Cipriani un lungo pedinamento, fisico e telefonico, ai danni del correttissimo (o corrottissimo, a seconda dei gusti) arbitro De Santis.

Il motivo? Pare che la società sapesse, o almeno avesse il sentore, del sistema Moggi, e volesse cautelarsi. In questo caso, con mezzi illeciti.

La domanda è: chi ha fatto uscire questa informazione, che a norma di legge dovrebbe essere secretata e poi distrutta, per darla in pasto ai media? E’ giusto che la gente sappia, è giusto punire l’Inter se il reato di slealtà sportiva si confermasse, ma è importante sapere chi ha messo in giro questa voce.
Per rispondere basta farsi la domanda: cui prodest? Già, a chi gioca mettere nella pupù l'Inter, rimasta immacolata (assieme a tante altre società) nello scandalo estivo?

Negli ultimi mesi sto notando un sistematico accanimento, una campagna di sospetti, spesso disinformazione, ai danni dell’Inter. De Santis si dice schifato, Moggi  blatera che Moratti sarebbe il primo dei corrotti, Giornali (notare maiuscola) alimentano dubbi su un presunto circolo di potere che vedrebbe invischiati Tronchetti Provera, Guido Rossi e Massimo Moratti.

Sulle accuse a Guido Rossi si potrebbe scrivere un libro, ma la sensazione è che il clan di Moggi si sia ricompattato e che abbia rialzato la testa. Obiettivo: affondare l’Inter. Non più con gare truccate ma con una pervasiva campagna di disinformazione.

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categoria:telecom, di pietro, calciopoli