lunedì, 28 agosto 2006

Marx combatteva il comunismo. Di oggi.

comunismo

Leggendo una lettera di Giuliano Amato a “La Repubblica”, nella quale il ministro spiega le ragioni per cui il socialismo è ancora attuale e, anzi, modello politico vincente, mi è sopraggiunta una riflessione.

Nella lettera Amato parla, fra le altre cose, delle cause storico-sociali che hanno portato alla nascita del comunismo e del socialismo. Sappiamo infatti che comunismo e socialismo hanno una sorgente comune, che è quella rappresentata dalle idee di Marx ed Engels. I due movimenti sono stati a tutti gli effetti la stessa cosa almeno fino alla Terza Internazionale, quando una divisione insanabile produsse la scissione: da allora i rivoluzionari iniziarono ad essere chiamati “comunisti” e i riformisti, “socialisti”.

 

Tuttavia, come s’è detto, le idee di Marx scaturirono da una realtà precisa: la realtà dell’Europa dell’Ottocento. Un’Europa che usciva definitivamente e brutalmente da un’economia prettamente agricola ad un’economia industriale di massa. Da qui lo sfruttamento dei lavoratori, quasi sempre “raccattati” dai campi, sottratti alla vanga e messi davanti ad una catena di montaggio. Giornate di lavoro da dodici ore (se andava bene), sottopagati, maltrattati. Per i ragazzini valeva la stessa identica cosa. Con la differenza che venivano pagati anche meno.
Lavoratori catapultati dalla campagna alla città. Una città che non li accoglieva, ma al contrario li ghettizzava, facendoli sentire (e di fatto lo erano), cittadini di serie B.
Il comunismo nasce anzitutto per cambiare questa situazione; dare diritti a chi non ne ha; garantire eguaglianza e dignità a tutti i cittadini.

 
Pensate adesso alla Cina. In un paese governato dal Partito Comunista si stanno realizzando esattamente tutte le condizioni sociali che cento anni fa portarono alla nascita del comunismo.
La Cina sta subendo in pochi decenni ciò che in Europa è durato due secoli. E’ passata dal feudalesimo all’industrializzazione più sfrenata in un battito di ciglia.

Non vengono sfruttati, sottopagati, maltrattati i lavoratori cinesi? Non viene riservato lo stesso trattamento anche ai bambini lavoratori? Non vengono catapultati dalla campagna alle Shangai, Canton, Shenzen? Non sono a tutti gli effetti dei cittadini di serie B? Non è forse vero che il governo cinese riconosce, di fatto, meno diritti a chi in città non vi risiede ma vi lavora soltanto?
Non è un governo comunista che sta ripetendo le aberrazioni contro le quali i “padri fondatori” del comunismo lottarono?

 
La storia soffre di un grave, gravissimo disturbo della memoria. Un disturbo che non si trova nella sola Cina, ma anche nelle civile e democratiche Unione Europea e America. Già, perché in molti stabilimenti dell’orrore in Cina, campeggiano sfavillanti i loghi di Nike, Puma, Timberland, e potrei dirne altri ancora.
La verità è che lo sfruttamento conviene a tutto il mondo, tranne che allo sfruttato.

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categoria:comunismo, cina, marx
martedì, 22 agosto 2006
In Libano si rischia una Srebrenica 2
Secondo l'allora comandante delle forze ONU in Serbia

Illuminante. Credo sia la parola giusta per commentare la breve intervista apparsa sul Corriere della Sera di questo martedì a Philippe Morillon, il francese, oggi eurodeputato, che nel 1995 comandò le forze ONU nell'ex Jugoslavia.
Sotto il suo comando, 110 caschi blu assistettero inerti al massacro più orribile di quel decennio: la strage di Srebrenica, quando 8000 (ottomila) civili musulmani furono uccisi a sangue freddo dalle milizie serbe. I soldati ONU non mossero un dito semplicemente perchè non potevano farlo: il mandato legava loro le mani, l'equipaggiamento era assolutamente insufficiente per far fronte a quell'avversario. L'allucinante esperienza della Bosnia, insieme a quella del Ruanda, fu una picconata tremenda alla credibilità delle Nazioni Unite come forza di pace ed interposizione.

Alla luce di quell'esperienza, Morillon sostiene che: "senza regole chiare e con armi spuntate è meglio non mettere piede in Libano", sottolineando: "Srebrenica è stata una pagina orribile, ma tutta la Bosnia poteva essere salvata se la missione internazionale avesse avuto i mezzi per agire. Invece i nostri caschi blu venivano presi in ostaggio, legati e usati come scudi umani... Spero che soprattutto l'Europa ricordi la lezione della Bosnia".

Cosa andrebbe fatto secondo Morillon? "Occorre affermare il principio della difesa allargata, ovvero la possibilità di agire non solo per legittima difesa, ma anche a livello preventivo. Mostrare i muscoli, se necessario, nei confronti di chiunque. Sì, anche verso Israele: se le regole d'ingaggio sono chiare, chiunque le viola deve subrne le conseguenze".


Morillon è solo l'ultimo di una lunga serie di militari (o ex militari) d'alto rango che esprime forti dubbi sulla risoluzione 1701, troppo vaga e compromissoria. In diplomazia e in politica, questa risoluzione può essere considerata un successo, ma arriva anche il momento in cui bisogna scendere sul campo di battaglia. E' allora che serve chiarezza estrema e coraggio di prendere decisioni rischiose.
Se i nostri soldati andranno in Libano con la sola possibilità di "difendersi, proteggere e resistere" in una zona dove basta una scintilla per far scoppiare il pandemonio, sarà un miracolo uscirne senza sacrifici.

Bush proprio ieri ha parlato di una seconda risoluzione che chiarisca le regole di ingaggio e il modo in cui si debba disarmare Hezbollah. Stavolta ha ragione: la 1701 è stato un grande traguardo ma va assolutamente completata. Altrimenti non scandalizziamoci se dopo una settimana dalla fine della guerra, l'ONU ha raccolto promesse per solo 6000 truppe. Le altre 7000 chi le manderà?
E poi: Russia e Cina dove sono? Con gli eserciti di cui dispongono, davvero non possono dislocare 3-4000 uomini per mantenere una pace che a chiacchiere hanno fortemente voluto?
 
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giovedì, 17 agosto 2006
Mandato ONU: posso fare due domande?

Torniamo a parlare della Risoluzione 1701 dell'ONU che ha posto fine alla guerra tra Israele ed Hezbollah nel sud del Libano.
Il primo risultato è stato raggiunto, con grave ritardo, ma è stato raggiunto: finalmente le armi tacciono.
Purtroppo non basta. Se la reale volontà è quella di risolvere una volta per tutte la questione libanese, allora Hezbollah deve cessare di esistere come forza militare. L'Hezbollah partito politico ha piena legittimità e nessuno contesta che debba esistere e, se dovesse vincere le elezioni, governare. Ma non deve esistere nessun ramo militare se si vuole che il Libano sia una democrazia seria. In Italia vi risulta che i DS controllino l'Appennino con i loro fanti e guerriglieri nascosti nella boscaglia?

Queste sono considerazioni quasi ovvie, e tutti (libanesi, israeliani, statunitensi, europei) ne sono coscienti.
Purtroppo, le divergenze si concentrano sul come raggiungere questi obiettivi. Dall'ONU è uscita fuori una soluzione frutto del compromesso, che tradotto dal diplomatese significa: fuffa.

Sono due i punti deboli, debolissimi della risoluzione ONU 1701. Due domande che esigono una risposta rapidissima, due domande che il nostro governo dovrebbe porre con forza al palazzo di vetro:

 Nel testo, fra i doveri della forza internazionale e dell'esercito libanese, si parla di "esclusione di vendite e forniture di armi e materiale connesso al Libano, a meno che non ci sia l'autorizzazione del governo libanese". E ancora il punto 15: "Decide che tutti gli Stati dovranno prendere tutte le misure atte a impedire, da parte di loro cittadini e a partire dal loro territorio o attraverso navi battenti la loro bandiera a) la vendita o la fornitura di armi o materiale connesso ... a persone singole o entità in Libano ..."
Premesso ciò:
1)    quale esercito controllerà il flusso di armi che arriva dalla Siria, e in che modo lo farà, visto che la risoluzione parla di "dispiegamento a sud del fiume Litani" mentre la frontiera siriana è ben più ampia, di chilometri e chilometri?
E' inutile un buon proposito se poi non esiste il mezzo per attuarlo.

2)    in che modo verranno disarmati i miliziani Hezbollah se il segretario generale dell'ONU Kofi Annan ha già specificato che nel mandato dell'UNIFIL non sarà compreso questo compito? L'incombenza è delegata all'esercito libanese, ma il governo del paese di Siniora ha già specificato che non disarmerà i suoi "fratelli" nè sparera loro un colpo d'arma da fuoco.
Oppure si pensa che i soldati di Hezbollah consegneranno le armi fra le braccia dei caschi blu per il solo fatto che una risoluzione ONU glielo chiede?


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sabato, 12 agosto 2006

E' arrivata la diplomazia

Israele estende la sua avanzata militare in Libano.
Poche ore dopo, l'ONU raggiunge l'accordo per la risoluzione diplomatica del conflitto, approvata da tutti i membri.

La risoluzione 1701 mette d'accordo Israele e Libano sul "dopo cessate il fuoco", vale a dire l'argomento che aveva fatto saltare l'accordo una settimana fa. Secondo la risoluzione: "Dal momento della cessazione delle ostilità, l'ONU chiede al governo libanese e alla Finul (la forza internazionale già presente da anni in Libano e che sarà rinforzata ndr) di dispiegare insieme le loro forze in tutto il Sud, e chiede al governo israeliano, nel momento in cui tale dispiegamento comincia, di ritirare in parallelo tutte le sue forze dal Libano meridionale".
In pratica, uno scambio di posizione tra l'esercito israeliano e i militari libanesi assieme ai caschi blu. Ma non uno scambio di consegne. Infatti, non è chiarissimo quale sarà l'effettivo mandato dell'Unifil, vidto che nella risoluzione sono stati usati termini piuttosto vaghi al proposito. Quel che è certo è che i caschi blu non potranno compiere azioni di offesa (come avrebbero voluto Israele e Stati Uniti) ma solo di difesa e resistenza. Quindi, non sarà compito della nuova forza "stanare" i militanti Hezbollah, dovrà limitarsi a "resistere ai tentativi di impedirle di assolvere ai suoi impegni secondo il mandato Onu".

 Soddisfatto il Libano che vede rispettata la sovranità sul suo territorio, con l'esplicita consegna affinchè "nessuna arma si trovi nell'area senza il consenso del governo libanese e che nessuna autorità vi sia esercitata al di fuori di quella del governo". Il testo sottolinea anche l'importanza di controllare i rifornimenti di armi e uomini armati da paesi circostanti, con implicito riferimento alla Siria.
Soddisfatto anche Israele, che comunque in questi giorni sta intensificando la sua operazione militare, con lo scopo di "ripulire" l'area fino all'ultimo istante possibile. Lo stato ebraico non ha ottenuto dalla risoluzione l'immediato rilascio dei due prigionieri, ma sa di averla spuntata sul diritto di rispondere ad eventuali attacchi di Hezbollah e, soprattutto, di poter continuare la sua offensiva per qualche giorno ancora.

E' evidente come questa risoluzione sia un grande passo avanti, ma non abbia il potere di imporre l'effettiva fine dei combattimenti, che si prolungheranno almeno fino a lunedì- secondo Olmert- ma probabilmente anche oltre, almeno fin quando i 15.000 caschi blu dell'ONU non saranno giunti fisicamente nell'area degli scontri.
Decisiva sarà la celerità della comunità internazionale nel comporre e mandare un esercito adeguato in Libano, in modo da accelerare questa staffetta con l'esercito della stella di David e consentire l'arrivo di aiuti umanitari.

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venerdì, 11 agosto 2006
Cesseranno il fuoco? Non fatemi ridere...
zahal

Oggi, il consiglio di sicurezza d'Israele ha dato il via all'ulteriore avanzata dell'esercito verso il centro del Libano, fino al fiume Litani e forse (sicuramente) anche oltre. Olmert aveva detto che non avrebbe dato l'ok fin quando non sarebbe stato chiaro che dall'ONU non sarebbe uscita una risoluzione a lui gradita.

Ma, attenzione, la risoluzione ONU non è ancora stata presentata! Quasi sicuramente accadrà stanotte, ma l'esito ormai è scontato: sarà un fallimento. Altrimenti Olmert non avrebbe preso una decisione tanto difficile ed impopolare come il rilancio delle ostilità.

Faccio una previsione. Scommettiamo che la proposta non sarà accettata da Israele e che l'avanzata dell'esercito Tsahal verso l'interno del Libano continuerà? Se si potesse quotare, gli allibratori darebbero una previsione così facile a 1.10. Visto il cattivissimo gusto di certe aziende di scommesse britanniche, non me ne stupirei.

A meno di un miracolo doplomatico, è impossibile mettere d'accordo i due blocchi (Libano-Hezbollah-Francia-Russia e Israele-Stati Uniti) sulla ritirata di Israele. Perchè questo vorrebbe dire l'immediato arrivo di un contingente internazionale mandato dall'ONU.
Israele e USA non si fidano di Siniora quando dice che manderà il suo esercito a disarmare Hezbollah o almeno a rimpiazzarlo. Perciò non lasceranno passare un'ora tra il ritiro di Tsahal e l'arrivo dei caschi blu.

Enorme problema: chi è disposto a mandare i suoi soldati a morire in Libano?
Ma non è che, alla fin fine, è più conveniente riempirci la bocca di tanti sani propositi, e poi lasciare che ci vadano israeliani e libanesi, a morire in quel pantano? Chi ce lo fa fare?


Ho paura che questo pensiero stia vagando per i cervelletti di tanti capi di stato del mondo, in questi istanti
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mercoledì, 09 agosto 2006
Una risoluzione che non risolve
onu



La diplomazia, dopo quasi un mese di colpevole latitanza, piomba sulla scena della guerra libanese. Un arrivo tanto sperato ed atteso quanto deludente. La risoluzione ONU partorita sabato scorso è il chiarissimo frutto del compromesso tra Stati Uniti e Francia, i due paesi con le posizioni più distanti all’interno del consiglio permanente. Il risultato sembra indicare una cosa: la posizione degli americani è quella che ha nettamente prevalso.

In poche parole la risoluzione stabilisce che:

 

-         Hezbollah deve interrompere qualsiasi attività contro Israele

-         Israele deve interrompere qualsiasi attività offensiva

 

Ma ancora più importante di ciò che c’è scritto, è importante soffermarsi su ciò che questa risoluzione non prevede. E cioè: il ritiro delle truppe israeliane dai territori occupati in questo mese di guerra. Eppure non sarebbe stato chiedere la Luna: nessuno chiedeva ai diplomatici di scrivere una risoluzione che contenesse un intero programma per risolvere la crisi Medio-orientale, ma che almeno si creassero le condizioni migliori per una pace reale, quello sì.

Perché è importante che Israele si ritiri dal Libano? In primo luogo, per non delegittimare ulteriormente il governo libanese (che, ricordo, è una democrazia nascente che va sostenuta), che 15.000 soldati propri li vuole e  li può dispiegare per creare una zona cuscinetto tra i due paesi, una zona che, se pattugliata assieme ad una forza internazionale, può realmente sostituire le milizie Hezbollah. Nessuno pretende che Israele si ritiri senza l’assicurazione di non essere colpita a tradimento, ma la presenza di 15mila soldati libanesi e di almeno altrettanti caschi blu sembra davvero una buona base di partenza. Se Israele continuerà la sua occupazione per molto tempo ancora (e accadrà, anzi l’esercito Tsahal avanzerà per altri chilometri) non farà altro che fornire alibi ed argomenti agli estremisti, fomentare gli animi dei libanesi, già abbastanza esacerbati, e dare una mano ad Hezbollah che di appoggio popolare si nutre. Saranno fondamentali i tempi: l’ONU dovrà essere in grado di mettere in piedi una forza militare nutrita e pronta per affrontare scenari di guerriglia, e dovrà farlo in tempi brevissimi, per evitare che si crei lo scenario di un Israele solo occupante, per giunta spalleggiato dalla comunità internazionale, ad attizzare il vittimismo tipicamente arabo e rinforzare politicamente Hezbollah. Questa prima bozza di risoluzione è una pezza che fa tanta acqua da tutte le parti.

 

Israele dal canto suo ha tutto l’interesse a “monetizzare” la posizione di forza in cui si trova. Con molta fatica ed enormi sacrifici ha conquistato una fascia di 7-8 chilometri di territorio libanese e i suoi soldati non lo abbandoneranno fin quando non vedranno coi propri occhi una forza multinazionale, l’unica di cui realmente si fidano Ehud Olmert e George Bush. Entrambi farebbero bene a dare maggiore credito al paese di Fuad Siniora: l’obiettivo, senz’altro nobile, è eliminare Hezbollah. Ma Hezbollah non è solo un esercito di guerriglia e le sue armi non sono soltanto i missili; Hezbollah è anche una forza politica, radicata nel territorio e nella società libanese. Se l’obiettivo è veramente quello di eradicare questo movimento, allora è impossibile sottrarsi al dialogo con il Libano. Più forte diventerà la democrazia libanese, meno spazio avrà il movimento fondamentalista. Più grande sarà l’umiliazione subita dal Libano, più questa prospettiva si restringe.

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categoria:libano, israele, guerra, onu