martedì, 27 giugno 2006
Unione, ora tendi la mano e non ritrarla


Confesso: ho votato no. Alla fine ho rielaborato i mille dubbi che mi hanno assediato fino a 24 ore prima del voto, e sui quali abbiamo parlato insieme su questo blog.
Le parole di Sartori, giudicato quasi all'unanimità il più grande politologo italiano e anche grande sostenitore del no,  sono state decisive per far pesare la bilancia da quella parte.

La vittoria del no è stata netta come mi aspettavo. Quel che non mi aspettavo, da profano della statistica, era la bocciatura di questa riforma anche in regioni come Friuli (anche se lì siamo quasi al 50 e 50), Val D'Aosta, Trentino e in città come Milano e Venezia. Pare proprio che questa riforma sia piaciuta soprattutto al nord, e in particolare ad un certo nord. Quello un pò più provinciale e più sensibile al messaggio leghista.
Probabilmente, se questa campagna referendaria si fosse basata meno sull'imperante federalismo e avesse parlato di più anche delle riforme istituzionali, il "sì" avrebbe catturato più voti. Quelli di regioni centrali e soprattutto meridionali, che hanno vissuto il 25 e 26 Giugno come un vero Giorno del Giudizio: o "no" o morte. Basta pensare alla Sicilia: roccaforte cidiellina da anni, ma ieri compatta nel bocciare la riforma della stessa CdL. Perchè votare un testo voluto da Borghezio e Calderoli, avranno pensato palermitani e messinesi. Ovviamente, questa riforma non è solo il frutto della volontà leghista, c'è (c'era) dentro dell'altro. Ma vallo a spiegare. Stavolta è stata l'Unione a fare la campagna migliore: l'ha deviata esattamente su quei temi che più la avvantaggiavano e la mostravano agli italiani come salvatrice dei patrii valori.

Ora, sarò anche un profano della politica e un ignorante della statistica, ma la favoletta dell'Unione che salva l'Italia non me la bevo. Curioso, direi quasi ammirevole, il modo col quale i leader unionisti sono riusciti a parlare di "devolution spacca-Italia" senza neanche accennare al fatto che la prima devolution l'ha fatta proprio il centro-sinistra. E a colpi di maggioranza anche lì.

Di santi non ce ne sono, di Garibaldi nemmeno.
Però ora, da elettore unionista e votante del no, pretendo che il dialogo sulla riforma costituzionale nasca subito. Il mio è stato un "no" progressista e non nostalgico, tantomeno passatista. La Costituzione così com'è è bella, ma in tanti punti è una bellezza da museo. L'Italia è cresciuta, s'è sviluppata, ha bisogno di un sistema diverso. Un sistema che funzioni, però. Questa riforma appena bocciata aveva tanti buoni propositi e tantissimi orrori, occasioni buttate al vento.

Tuttavia, ho anche l'ardire di chiedere una riforma decente e soprattutto, frutto della cooperazione del sistema politico tutto.
Quindi, cari Prodi, Rutelli, Fassino e D'Alema: rispettate la promessa, collaborate con la CdL per mettere mano a questa Costituzione, rispettate le esigenze di tutto il sistema e non solo le vostre voglie (quel che non fece la CdL a suo tempo), e soprattutto tenere a bada i cani sciolti.

Paolo Cento sbraita: "La Costituzione non si tocca più".
E io ho paura.
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categoria:referendum, costituzione
venerdì, 16 giugno 2006
Ricerca scientifica, altra buona notizia

Dopo il ritiro italiano della pregiudiziale etica alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, da parte del ministro della ricerca Mussi, da Bruxelles arriva un'altra bella notizia.

Il Parlamento europeo ha approvato, con una maggioranza risicata, il ri-finanziamento alla ricerca su questo tipo di cellule. Saranno stanziati meno soldi ma è pur sempre un segnale positivo, di un'Europa che non vuole rinunciare al progresso, alla ricerca, all'innovazione.
I laboratori scientifici di tutta Europa continueranno ad essere finanziati con fondi europei per continuare nella loro ricerca di cure contro malattie come il morbo di Alzheimer, di Lou Gehrig, di Parkinson. Ci riusciranno? Nessuno può saperlo. Certamente la risposta sarebbe negativa, se gli fosse negata ogni possibilità.
Quasi dimenticavo: questa decisione non tocca minimamente il nostro paese, nel quale questo tipo di ricerca è proibito dalla legge 40. I finanziamenti andranno da altre parti. La ricerca quindi continua ma, almeno in questo campo, non in Italia.

La decisione andrà comunque ratificata dal Consiglio Europeo. In quella sede ogni paese darà la sua opinione e il nostro rappresentante Mussi andrà a Bruxelles appesantito da una tremenda contraddizione: quella di essere a favore della ricerca scientifica, ma ministro di un paese che la vieta.


Visto che mi sono preso qualche bacchettata sulla mia imprecisione, linko tre articoli, secondo me molto completi, che vi daranno qualche nozioncina di più.


Nota di servizio: in questi giorni, come avrete notato, scrivo meno sul blog. Due i motivi: sto scrivendo per una testata online di giornalismo sportivo come caporedattore dei Mondiali, un impegno che mi dà molta soddisfazione e mi toglie anche tanto tempo. Secondo motivo: sto preparando la presentazione della mia tesi che discuterò il 10 Luglio.
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categoria:europa, ricerca, staminali
mercoledì, 07 giugno 2006
Referendum costituzione: cosa diavolo voto?
Di sicuro non metto il bannerino

In queste settimane, sui blog "unionisti" va tanto di moda il bannerino per il NO alla Costituzione. "Per salvarla", dice. E poi un bel: "viva l'Italia".
Molti dei bloggari che espongono questo bannerino mi fanno paura. Sì, paura. Anzitutto perchè nutrono la convinzione secondo la quale l'Italia sia un patrimonio solo ed esclusivamente di sinistra, e che tutto ciò che è stato scritto/fatto nel dopoguerra, o come risultato della Resistenza, sia sacro, dogmatico, intoccabile. La Costituzione sarebbe, naturalmente, uno di questi dogmi incontestabili. Chi la "tocca" (non chi la fa a pezzi, basta anche solo toccarla, un pò come le reliquie) è sacrilego, odia l'Italia, ci porterà alla rovina.
Bel progressismo davvero.
Piccolo problema: molti politici di sinistra condividono in pieno quest'idea un pò saccente, arrogantella e soprattutto conservatrice.

Temo che l'Unione non abbia intenzione di mettere mano alla Costituzione per migliorarla ed attualizzarla, una volta riscosso il "no" alle urne. Non lo farà anche perchè (sempre se vincesse il no) si farebbe un autogol deludendo quella grossa parte di elettorato che la Costituzione la vorrebbe inviolata. Sembrerebbe davvero un atto contraddittorio e un pò incomprensibile. L'unica speranza potrebbe risiedere negli ultimi 2 anni di legislatura, a referendum lontano.

Il discorso che vorrei fare è questo: la riforma fatta dalla CdL così com'è non può andar bene. E' ovvio. Ci sono falle, bizantinismi assurdi, contraddizioni. Questa riforma va riformata, mi verrebbe da dire.
Ma se io voto no, chi mi assicura che il dialogo sulla Carta continuerà?
Qualche segnale positivo s'è visto, qualche prova di dialogo e di accordo sembra esserci. Ma il rischio che tutto rimanga inalterato nel nostro Testo fondamentale è altissimo.

La Costituzione del 1948 (con le modifiche del 2001) è inattuale in molte sue parti. Non sono un costituzionalista quindi ammetto la mia ignoranza in materia. Ma alcune cose so vederle anche io:
- il bipolarismo finalmente si sta radicando nel nostro sistema, ci vuole una Carta che lo sancisca e che lo regoli: principi, diritti e doveri per l'opposizione, il cui ruolo di garanzia e di alternativa dev'essere rinforzato.
- Il bicameralismo perfetto. Ancora? Non sarà ora di rendere un pò meno ingessato questo sistema come tutta Europa ha fatto? L'idea di rendere il Senato una camera regionale e non una fotocopia di Montecitorio è buona; la CdL l'ha applicata pessimamente ma va ammesso che è su questa strada che bisogna mettersi
- Più potere al Premier. Perchè no? Purchè questo maggior potere non venga annullato dalla giungla dei partiti che al Parlamento fanno il bello e il cattivo tempo: questo è lo scenario che si prospetta in caso di riforma della CdL. Anche qui: l'idea di base è buonissima, ma l'applicazione un disastro.

Non c'è la terza opzione, del tipo "sì, con la garanzia che i due poli si uniranno per modificarla?".

 
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categoria:referendum, costituzione, devolution
lunedì, 05 giugno 2006
Perù tra due fuochi
garcia_alan
Il socialdemocratico Alan Garcìa ha vinto le elezioni per il rinnovo del Parlamento in Perù. E' una notizia che troverete sui giornali con qualche difficoltà, visto che in sostanza, di tutto ciò non frega niente a nessuno.

Probabilmente i due paesi più interessati alle vicende peruviane sono stati il Venezuela e gli Stati Uniti. Per motivi simili ma contrapposti.
Ma andiamo con ordine. Chi erano i candidati? Davvero non un bello spettacolo.
Alan Garcìa, il vincente, era già stato premier dal 1985 al 1990 con pessimi risultati. Al termine del suo mandato ha dovuto emigrare all'estero tra la sfiducia e le accuse dei suoi connazionali. Ha mandato il paese al 7000% (settemila per cento) di inflazione provocando un disastro finanziario, è stato accusato di violazioni dei diritti umani per un massacro in un carcere, per dare un esempio agli esponenti ancora in libertà di Sendero Luminoso, in quegli anni più attivo che mai.
Il reato è caduto in prescrizione. Comunque Garcìa ha chiesto perdono ai peruviani, dichiarando che certi "errori di gioventù" non si ripeteranno mai più. Se basta a loro...

L'altro candidato, Ollanta Humala, è il leader della sinistra radicale. Le sue promesse sono quelle che in passato avevano portato alla vittoria Chavez in Venezuela e Morales in Bolivia. Più rappresentazione per gli indigeni, i nativi (di cui Humala fa parte) che lavorano su terre che non gli appartengono e vedono i frutti del loro paese finire all'estero, e poi le nazionalizzazioni, il reddito da redistribuire... insomma la lunghezza d'onda l'avete capita.  Neanche il passato di Humala è granchè pulito. Si dice pacifista ma ha fatto carriera militare fino a diventare tenente-colonnello, anche sul suo conto pendono sospetti di abusi dei diritti umani, perpetrati mentre vestiva l'uniforme

Ho avuto l'impressione di un paese tra due fuochi. Un Perù che non è riuscito a partorire un candidato veramente credibile, o almeno dal passato non oscuro. Basti pensare che, una volta sconfitta al primo turno,la candidata conservatrice ha fatto campagna a favore dell'ex grande avversario, l'ex nemico della classe alta e industriale. La strategia del male minore, insomma.
E quindi tornano in gioco Venezuela e Stati Uniti. Non è un segreto per nessuno che Chavez ha finanziato la campagna elettorale ed è intervenuto nelle faccende peruviane con la delicatezza di un elefante.
La vittoria di Humala avrebbe significato un blocco compatto di paesi sudamericani fortemente orientati a sinistra e molto sospettosi verso il fratello maggiore a stelle e strisce. Gli USA tirano un sospiro di sollievo perchè l'asse Bolivia-Venezuela-Cuba non s'è arricchito di un nuovo membro. Chavez dovrà rivedere la sua politica "espansionistica".

Cosa accadrà adesso? Ha vinto un socialdemocratico con i voti decisivi dei conservatori. Un socialdemocratico annacquato. Ma nel Parlamento la maggioranza relativa è della sinistra di Humala. Una divisione netta che non fa stare tranquilli nè gli industriali delle città che dalla collaborazione con gli USA hanno solo da guadagnare, nè i poverissimi "campesinos" ai quali certamente qualcuno dovrà pensare.
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categoria:elezioni, perù