Unione, ora tendi la mano e non ritrarla


Confesso: ho votato no. Alla fine ho rielaborato i mille dubbi che mi hanno assediato fino a 24 ore prima del voto, e sui quali abbiamo parlato insieme su questo blog.
Le parole di Sartori, giudicato quasi all'unanimità il più grande politologo italiano e anche grande sostenitore del no, sono state decisive per far pesare la bilancia da quella parte.
La vittoria del no è stata netta come mi aspettavo. Quel che non mi aspettavo, da profano della statistica, era la bocciatura di questa riforma anche in regioni come Friuli (anche se lì siamo quasi al 50 e 50), Val D'Aosta, Trentino e in città come Milano e Venezia. Pare proprio che questa riforma sia piaciuta soprattutto al nord, e in particolare ad un certo nord. Quello un pò più provinciale e più sensibile al messaggio leghista.
Probabilmente, se questa campagna referendaria si fosse basata meno sull'imperante federalismo e avesse parlato di più anche delle riforme istituzionali, il "sì" avrebbe catturato più voti. Quelli di regioni centrali e soprattutto meridionali, che hanno vissuto il 25 e 26 Giugno come un vero Giorno del Giudizio: o "no" o morte. Basta pensare alla Sicilia: roccaforte cidiellina da anni, ma ieri compatta nel bocciare la riforma della stessa CdL. Perchè votare un testo voluto da Borghezio e Calderoli, avranno pensato palermitani e messinesi. Ovviamente, questa riforma non è solo il frutto della volontà leghista, c'è (c'era) dentro dell'altro. Ma vallo a spiegare. Stavolta è stata l'Unione a fare la campagna migliore: l'ha deviata esattamente su quei temi che più la avvantaggiavano e la mostravano agli italiani come salvatrice dei patrii valori.
Ora, sarò anche un profano della politica e un ignorante della statistica, ma la favoletta dell'Unione che salva l'Italia non me la bevo. Curioso, direi quasi ammirevole, il modo col quale i leader unionisti sono riusciti a parlare di "devolution spacca-Italia" senza neanche accennare al fatto che la prima devolution l'ha fatta proprio il centro-sinistra. E a colpi di maggioranza anche lì.
Di santi non ce ne sono, di Garibaldi nemmeno.
Però ora, da elettore unionista e votante del no, pretendo che il dialogo sulla riforma costituzionale nasca subito. Il mio è stato un "no" progressista e non nostalgico, tantomeno passatista. La Costituzione così com'è è bella, ma in tanti punti è una bellezza da museo. L'Italia è cresciuta, s'è sviluppata, ha bisogno di un sistema diverso. Un sistema che funzioni, però. Questa riforma appena bocciata aveva tanti buoni propositi e tantissimi orrori, occasioni buttate al vento.
Tuttavia, ho anche l'ardire di chiedere una riforma decente e soprattutto, frutto della cooperazione del sistema politico tutto.
Quindi, cari Prodi, Rutelli, Fassino e D'Alema: rispettate la promessa, collaborate con la CdL per mettere mano a questa Costituzione, rispettate le esigenze di tutto il sistema e non solo le vostre voglie (quel che non fece la CdL a suo tempo), e soprattutto tenere a bada i cani sciolti.
Paolo Cento sbraita: "La Costituzione non si tocca più".
E io ho paura.
Le parole di Sartori, giudicato quasi all'unanimità il più grande politologo italiano e anche grande sostenitore del no, sono state decisive per far pesare la bilancia da quella parte.
La vittoria del no è stata netta come mi aspettavo. Quel che non mi aspettavo, da profano della statistica, era la bocciatura di questa riforma anche in regioni come Friuli (anche se lì siamo quasi al 50 e 50), Val D'Aosta, Trentino e in città come Milano e Venezia. Pare proprio che questa riforma sia piaciuta soprattutto al nord, e in particolare ad un certo nord. Quello un pò più provinciale e più sensibile al messaggio leghista.
Probabilmente, se questa campagna referendaria si fosse basata meno sull'imperante federalismo e avesse parlato di più anche delle riforme istituzionali, il "sì" avrebbe catturato più voti. Quelli di regioni centrali e soprattutto meridionali, che hanno vissuto il 25 e 26 Giugno come un vero Giorno del Giudizio: o "no" o morte. Basta pensare alla Sicilia: roccaforte cidiellina da anni, ma ieri compatta nel bocciare la riforma della stessa CdL. Perchè votare un testo voluto da Borghezio e Calderoli, avranno pensato palermitani e messinesi. Ovviamente, questa riforma non è solo il frutto della volontà leghista, c'è (c'era) dentro dell'altro. Ma vallo a spiegare. Stavolta è stata l'Unione a fare la campagna migliore: l'ha deviata esattamente su quei temi che più la avvantaggiavano e la mostravano agli italiani come salvatrice dei patrii valori.
Ora, sarò anche un profano della politica e un ignorante della statistica, ma la favoletta dell'Unione che salva l'Italia non me la bevo. Curioso, direi quasi ammirevole, il modo col quale i leader unionisti sono riusciti a parlare di "devolution spacca-Italia" senza neanche accennare al fatto che la prima devolution l'ha fatta proprio il centro-sinistra. E a colpi di maggioranza anche lì.
Di santi non ce ne sono, di Garibaldi nemmeno.
Però ora, da elettore unionista e votante del no, pretendo che il dialogo sulla riforma costituzionale nasca subito. Il mio è stato un "no" progressista e non nostalgico, tantomeno passatista. La Costituzione così com'è è bella, ma in tanti punti è una bellezza da museo. L'Italia è cresciuta, s'è sviluppata, ha bisogno di un sistema diverso. Un sistema che funzioni, però. Questa riforma appena bocciata aveva tanti buoni propositi e tantissimi orrori, occasioni buttate al vento.
Tuttavia, ho anche l'ardire di chiedere una riforma decente e soprattutto, frutto della cooperazione del sistema politico tutto.
Quindi, cari Prodi, Rutelli, Fassino e D'Alema: rispettate la promessa, collaborate con la CdL per mettere mano a questa Costituzione, rispettate le esigenze di tutto il sistema e non solo le vostre voglie (quel che non fece la CdL a suo tempo), e soprattutto tenere a bada i cani sciolti.
Paolo Cento sbraita: "La Costituzione non si tocca più".
E io ho paura.
postato da: Sportnotizie alle ore 19:18 | Permalink | commenti (20)
categoria:referendum, costituzione
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