mercoledì, 31 maggio 2006
L'Italia esce dal Medioevo?
medioevo
Post assolutamente imprevisto. Ma sono tanto felice di scriverlo. Cos'è successo? Cito dall'ansa: "l'Italia ha ritirato il sostegno che aveva finora dato ad "una dichiarazione etica riguardo l'uso della ricerca sulle cellule staminali": lo ha annunciato alla stampa il ministro dell'università e ricerca, Fabio Mussi, a margine del consiglio Ue competitività".

 
Questo significa che il nostro paese non è più firmatario di un abominevole divieto puramente ideologico (e per fortuna formale) contro la ricerca sulle cellule staminali embrionali. E' come se il nostro paese uscisse dal club degli oscurantisti europei, è come se iniziasse ad uscire dal Medioevo in cui ci avevano fatto piombare persone come Buttiglione e Giovanardi e la scorsa maggioranza.

E' vero, c'è ancora una legge terribile che vige nel nostro paese. Ma, per dirla con Mussi, "non credo sia giusto che l'Italia diventi un ostacolo restrittivo alla ricerca in sede europea".
Bene, bravi, ottimo inizio.
Ora bisognerà guardarsi anche dai teocon di "sinistra". Ovvero da Rutelli e i rutelliani. I quali non solo non hanno nessuna intenzione di toccare la legge sulla fecondazione assistita, ma anzi vorrebbero inasprirla, estendendo il divieto di ricerca a tutte le staminali.

Il prossimo passo? Nella riunione plenaria di Bruxelles se deciderà presto se finanziare o no i progetti di ricerca sulle cellule staminali embrionali. Intanto oggi la Commissione Industria ha respinto a grande maggioranza gli emendamenti volti a tagliare i fondi alla ricerca europea, che offre grandi speranze (non certezze, quelle le offrono le Vanne Marchi) a milioni di malati nel mondo.
Io invito tutti a firmare la petizione rivolta al Parlamento Europeo per garantire un appoggio popolare e far sentire la voce della ragione della libertà di ricerca scientifica. Ogni firma è preziosa.

Per maggiori informazioni: http://www.lucacoscioni.it/

Aggiornamento (2 Giugno ore 16.50).
Vi rimando ad un articolo che il ministro Mussi ha spedito a Repubblica, motivando e spiegando la sua decisione, e diradando i fumi dell'incertezza, sparsi a piene mani da diversi nostri politici.

Come Mussi ha accennato, l'Europa può permettersi di restare indietro nel campo della ricerca scientifica mentre USA ma soprattutto Cina e India fanno passi da gigante?


postato da: Sportnotizie alle ore 12:00 | Permalink | commenti (29)
categoria:ricerca, libertà, laicità, coscioni
martedì, 30 maggio 2006
E' Unione, rassegnatevi

A Roma, Torino e Napoli stravincono i sindaci dell'Unione. Rispettivamente Veltroni, Chiamparino e Jervolino. A Milano la Moratti, berlusconiana, vince di strettissima misura. In Sicilia il polista Cuffaro vince con margine piuttosto ampio ma perde voti rispetto all'ultima tornata regionale.


La sedicente spallata che sognava Berlusconi e che i suoi alleati neanche osavano sperare (per realismo, non per paura), non c'è stata. Come poteva esserci, del resto? Anche nel veltronicaso avessero vinto Alemanno, Ferrante, Buttiglione (quest'ultimo davvero impresentabile a Torino, per sua stessa ammissione) il governo sarebbe rimasto saldamente nelle mani dell'Unione. Perchè la democrazia ha regole precise, che non si possono cambiare per i propri comodi.

Regole precise e neanche tanto complicate. Quel che Berlusconi e Forza Italia si erano messi in testa era chiaro: invertire la maggioranza del parlamento nazionale in virtù di un risultato comunale e, in un caso, regionale. Mettere pressione alla maggioranza perchè sloggiasse.  Essì, c'è qualcosa che non va.

Se un anno fa la CdL non cadde dopo aver perso il controllo di tutte le regioni tranne due, non vedo perchè sarebbe dovuta cadere l'Unione oggi, anche se avesse perso le quattro città più importanti. Era giusto che il governo continuasse allora, è giusto e doveroso che continui oggi, perchè la maggioranza di cui è composto è frutto di altre consultazioni elettorali. E quindi: altre campagne elettorali, altri temi, altri candidati.

In Italia, e non solo in Italia, c'è questo enorme equivoco, secondo cui le elezioni comunali, o regionali, o europee, dovrebbero cambiare un Governo. Quando sappiamo tutti che il calcolo che sta dietro l'elezione di un sindaco e di un governatore è assai diverso da quello che sottende all'elezione Nazionale.

Detto questo, c'è chi parla tanto di astensionismo. Io credo che la città più colpita dall'astensione sia stata Milano. Teniamo conto che c'erano due candidati nuovi di zecca, ma Ferrante era già conosciuto dai milanesi in quanto era stato prefetto (e ha vinto le primarie cittadine), mentre la Moratti si portava appresso il bagaglio del suo lavoro al governo Berlusconi. Io credo che la vittoria scarna della Moratti sia dovuta all'astensione di molti elettori che normalmente votano Berlusconi, poco convinti da questa candidatura.
Anche qui, non è giusto ricondurre tutto allo scontro Prodi - Berlusconi, per cui, io credo che semplicemente Ferrante ha raccolto buoni consensi anche grazie al suo lavoro nel territorio negli anni passati. La Moratti ha lasciato un pò freddini anche gli elettori di centrodestra, ma è comunque sindaco.

Ora, perfavore, lasciamo lavorare questo Governo?
 
postato da: Sportnotizie alle ore 13:29 | Permalink | commenti (13)
categoria:milano, roma, elezioni, moratti, veltroni
domenica, 28 maggio 2006
La visione dell'Italia da lontano

Ho sempre pensato che uno dei migliori metodi per conoscere il proprio paese sia ascoltare cosa ne pensano gli stranieri. Il punto di vista esterno, se preso nella giusta considerazione e non come oro colato, può essere assai differente da quello che si ha da dentro casa.
So bene che quando uno straniero parla male, o critica, il nostro paese, la prima reazione è difensiva. Difendiamo l'immagine dell'Italia davanti ad americani, inglesi, spagnoli, spesso senza argomenti, se non quello del senso di patria. Lo so, l'ho fatto anch'io.
Ma tra noi italiani, possiamo dirci le cose come stanno.

E' per questo che pubblico, sottovoce e senza farlo sapere oltreconfine, qualche articolo in cui gli stranieri ci pigliano a scudisciate. Sono pezzi di verità, argomenti da dibattere. Non mi schiero nei confronti delle opinioni che pubblicherò.

"Giulio Andreotti, 87 anni, candidato alla presidenza del senato. Carlo Azeglio Ciampi, 86, ricandidato al Quirinale a furor di popolo. Giorgio Napolitano, suo successore, 81 anni. Rita Levi Montalcini, 97, premio Nobel dal voto prezioso.
Emilio Colombo, 86, una scheda indispensabile. Luigi Pallaro, 80, detto il "Mastella della Pampa" e ago della bilancia nell'assemblea al cardiopalma presieduta da Oscar Luigi Scalfaro, di anni 87, che ha assicurato la prima poltrona all'Unione. Eccoli, i protagonisti dell'animata scena postelettorale, preludio alla nuova e rinfrescante "era Prodi".
La prima esperienza governativa del professore risale a quasi 25 anni fa. Erano gli anni di Giscard, Breznev e Schmidt. Negli altri paesi vale una regola: chi perde nella gara per il posto di premier non si ripresenta. In Italia, si sa, c'è sempre una seconda possibilità [...]".
[...]Che il mondo del calcio fosse marcio, lo sapevano tutti. Ora tutti chiedono il rinnovamento.
Ma l'Italia è un paese dove l'idea di cambiare incute timori profondi. Tanto da spingere i politici a definire il cambiamento "discontinuità", come se volessero addolcirne le possibili conseguenze[...].
Gehrard Mumelter del quotidiano austriaco "Der standard".

[...]"Quanto ci vorrà perchè i magistrati siano accusati di voler svolgere un ruolo politico? Quanto ci vorrà perchè Moggi diventi un eroe agli occhi di qualcuno? Potrebbe perfino entrare in politica. Dopotutto, lo hanno fatto anche altri personaggi famosi indagati durante Tangentopoli. Moggi senatore a vita? Non lo escluderei"[...].
John Foot, prof di storia contemporanea presso il dipartimento italiano dell'University College di Londra.

"Tutto cambia perchè niente cambi". Pare che, secondo diversi autorevoli osservatori della scena italiana, sia questo il motto dominante del Belpaese.

Grazie a Internazionale per gli spunti.

postato da: Sportnotizie alle ore 23:39 | Permalink | commenti (3)
categoria:elezioni, stampa, calciopoli
domenica, 28 maggio 2006
Quale sprone ti punge?

Stasera riesumo un mio vecchio post, uno dei primissimi di questo blog. Il motivo per cui lo faccio è che in questa notte, come quasi 5 mesi fa, qualcosa è accaduto.


"Oggi vorrei parlare di tutti quelli come me. Parlare a tutti quelli come me.
Cosa spinge un ragazzo a farsi giornalista? Posso parlare per me, certo, ma la realtà è che conosco tante persone, più o meno della mia età, che sognano di far questo mestiere. E non gli ho mai chiesto perchè. Come se fosse ovvio, il perchè.

E' una passione che parte da lontano, uno sprone che comincia a pungolarci da quando siamo dei soldi di cacio. Nella storia ci sono stati molti giornalisti "emigrati" da altre professioni: dalla politica, ad esempio. O dalla letteratura, dalle cattedre, anche dalle professioni giuridiche.
Oggi è tutto troppo specializzato per potersi reinventare a 30 anni. Le idee devono essere chiare da subito.

Il mestiere a cui aspiriamo è ambito da noi, temuto da tanti, idealizzato da troppi, onnipervasivo di fatto.
Qualcuno di noi ancora crede nel giornalismo super-partes. O forse ci crediamo ancora tutti, eterni bimbi che non si arrendono all'evidenza. Cosa sia la neutralità è un mistero della fede giornalistica. Ci credono anche lì fuori, quelli del mondo, quelli che i giornali li sfogliano e non li scrivono, i tg li guardano e non li "fanno".  C'è chi è più saggio e cerca non la neutralità, ma la serietà. Quella è merce rara, ma perlomeno è reperibile a destra e a sinistra.


Ci sarà chi ci accuserà di giocare con le parole. Non capendo che sono i nostri strumenti, ci accompagneranno sempre e sempre dovremo manovrarle, rigirarle, addolcirle, affilarle. Giocarci. Non dovremo mai perdere la voglia di giocare con le parole. La lingua è un mondo che si crea e si disfa ogni volta che scriviamo un testo. Non dovremo mai dimenticarcelo: siamo e saremo sempre creatori di significati.

Qualcuno di noi, a 22 anni, sa che non potrà più tornare indietro. Ci è troppo invischiato. E si ritrova in discussione, in perenne discussione e sempre a metà del cammino. Con qualcosa in più da imparare, un giornale in più da leggere e studiare. Un'informazione in più da assimilare, metterla nel proprio bagaglio personale e tirare avanti. E pensandoci, qualcuno di noi, si mette a sorridere e spera che tutto questo possa non finire mai".

Oggi scriverei le stesse parole di quella notte, anche se lo stato d'animo è un pò più amareggiato, più cinico, un pò deluso, un pò che devo assorbire il colpo.
Allora perchè dovrei mai scrivere le stesse cose, che in quella notte sprizzavo speranze, prospettive, sogni?

Perchè al cinismo e all'amarezza si risponde con la forza di sperare e di essere sempre se stessi, anche dopo esser stati bidonati. O perlomeno questa è la sensazione dominante. Di aver preso una fregatura.




postato da: Sportnotizie alle ore 23:12 | Permalink | commenti (2)
categoria:
sabato, 27 maggio 2006
CINDIA e il sorpasso annunciato
cindia
Davvero interessante il libro di Federico Rampini, inviato da Pechino per La Repubblica. Parla di Cindia. Cina + India.
Non sono neanche arrivato ancora a metà ma già mi sento di consigliarlo a chiunque interessi l'evoluzione degli equilibri mondiali e più in generale, la geopolitica.
Non è un libro tecnico quindi è accessibile anche a chi, come me, non ha tantissime nozioni di geopolitica, è semplicemente un racconto molto corredato di cifre e fatti.

La mia passione per il continente cinese mi ha spinto all'acquisto di questo libro ma devo dire che il capitolo sull'India mi ha letteralmente lasciato di sasso. La mia ignoranza su questo paese è immensa: mi rendo conto di avere, assieme a milioni di occidentali, un'idea stereotipata, confusa, in parte inattuale e in massima parte falsa dell'India.
Finchè l'ignorante sono io c'è poco pericolo, visto che non sono nessuno.

Ma come mai nessun Bush, Prodi, Chirac, apre bocca per dire qualcosa sulla più grande democrazia del mondo? L'India ha un sistema democratico moderno, efficiente, funzionante, ricco di alternanza. Le elezioni per il rinnovo del Parlamento, in questo paese significano 800 milioni di persone che danno il loro voto liberamente.
Ottocento milioni.

Altro numero sconvolgente: il 70% degli indiani ha meno di 35 anni. Questo significa prospettive enormi, speranze, un'ondata sul mercato del lavoro.

E perchè, quando si parla di terrorismo e di "scontro di civiltà",
nessun Corsera, El Paìs, Le Monde, Times, Washington Post menziona MAI il gigantesco esperimento di convivenza tra religioni sotto l'egida democratica? Qui convivono, non senza attriti, induismo, islamismo, cristianesimo, buddhismo, più altre credenze religiose considerate minoritarie nel resto del mondo, ma che in India contano milioni di fedeli.

Se questo esperimento di convivenza democratica continuerà ad avere successo, sarà un successo per tutto il mondo.
Quel che voglio dire è che non possiamo più ignorare l'India come modello.
Sì, l'India può anche essere un modello per noi europei. Non siamo noi il centro del mondo, nè siamo i detentori del sapere, gli unici depositari di valori democratici, laici, dello stato di diritto, dell'alternanza. C'è un paese da un miliardo di abitanti in ascesa a ricordarcelo.

Mi accordo di un provincialismo sempre più imputridito qui in Europa.
Un modo di essere che dobbiamo cercare tutti quanti di abbandonare.
Il primo passo per farlo sarebbe, molto semplicemente, molto umilmente, conoscere, cercare di capire.

postato da: Sportnotizie alle ore 19:32 | Permalink | commenti (1)
categoria:cina, india
lunedì, 22 maggio 2006
Benvenuto Montenegro
montenegro
Gli sconfitti ancora non lo ammettono ma ormai è dato di fatto: il Montenegro sarà uno stato indipendente e non formerà più una strana unione con la vicina Serbia, vicino molto influente e per certi versi molto scomodo.

Il referendum del 21 Maggio ha regalato la vittoria a tutti i montenegrini che volevano la separazione, l'Europa, la NATO. Queste le parole del presidente Milo
Djukanovic: "Il Montenegro è un nuovo Stato indipendente, un nuovo membro dell'Onu che pretende, nel più breve tempo possibile, di diventare un membro a pieno titolo della comunità dei popoli europei".
Questo referendum è una vittoria per l'Unione Europea, che l'aveva promosso ed organizzato, attirandosi anche qualche critica da entrambe le parti, serba e montenegrina. Il "quorum" minimo fissato al 55% per poter sancire la vittoria dei separatisti è stata una misura contestabile, ma giusta. Giusta perchè una scissione non può e non deve essere decisa da una strettissima minoranza.
Questo 55,4% sgombra il campo da molte polemiche da parte dei filo-serbi, che pure non stanno facendo mancare le loro lamentele. E' la volontà popolare della gente del Montenegro, una maggioranza di persone che vede l'Europa come una stella polare, riferimento da seguire anche nei momenti più delicati, bui. E' un Montenegro che ha desiderio di unirsi alla UE, di dare il suo contributo e di riscuotere gli inevitabili vantaggi in tema di stabilità economica, cooperazione, sviluppo, progresso.

Insieme alla Serbia tutto ciò sarebbe stato molto più difficile. Perchè la Serbia non è troppo sicura di volere l'Europa, nè l'Europa è troppo sicura di volerla, almeno fin quando non consegnerà il criminale di guerra Mladic, tuttora protetto dalle autorità serbe. Si andrà per le lunghe. E il Montenegro l'Europa, l'indipendenza la vuole adesso.

E' il penultimo tassello prima della morte, spero definitiva- della grande Serbia. Con essa, spero vengano seppelliti anche tutti i  dolori che questo sogno folle ha portato. L'ultimo delicatissimo punto dovrà metterlo il Kosovo, che aspira, giustamente, a diventare indipendente. Con quali basi, è ancora presto per dirlo.

Intanto, benvenuto Montenegro.

Per saperne di più: http://www.osservatoriobalcani.org/
postato da: Sportnotizie alle ore 20:51 | Permalink | commenti (23)
categoria:referendum, serbia, montenegro
lunedì, 15 maggio 2006
VADE RETRO
   
  RUINI
Oggi ha parlato Ruini, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana. I concetti erano prevedibili, i toni usati sono stati sconvolgenti. Queste sono parole sue:
"L'aborto è un delitto abominevole, la cui gravità si va purtroppo oscurando nelle coscienze di molti ma che rimane un atto intrinsecamente illecito che nessuna circostanza, finalità o legge umana potra' mai giustificare".
 
Devo riscontrare, da parte di un uomo di Chiesa, una inaccettabile mancanza di rispetto per tutte le donne che hanno vissuto l'esperienza dell'aborto. La Chiesa continua a non capire che l'aborto non è un hobby nè un divertimento. E' una scelta dolorosa, frutto di altrettanto dolorose riflessioni.
 
Del resto non si capisce come un uomo obbligato al celibato e alla castità possa discettare di famiglia, figli, maternità, divorzi. Questo sì, è un vero mistero della fede.

Ma perchè non sottolineare anche la delicatezza con la quale Ruini ha moralmente demolito una legge dello Stato italiano, frutto di volontà popolare? La legge sull'aborto è stata una conquista fondamentale per la nostra democrazia. Era già tardiva quando arrivò, eppure oggi, nel 2006, c'è chi la cancellerebbe se ne avesse la possibilità. Ma proprio per questo bisogna rispondere colpo su colpo a questa offensiva retrograda e antidemocratica.

Lo Stato non ha legalizzato dei delitti abominevoli, caro Ruini.

Qui, di abominevole c'è solo la sua ideologia medievale oscurantista.
postato da: Sportnotizie alle ore 21:23 | Permalink | commenti (38)
categoria:chiesa, aborto, democrazia, libertà, ruini
sabato, 13 maggio 2006
Il saggio Piero e Joseph l'incorreggibile

Due fatti mi sembrano particolarmente interessanti in questa giornata.
Numero uno: Piero Fassino non sarà vicepremier e resterà alla segreteria dei Democratici di Sinistra. Per guidare la sua formazione verso la grande casa del partito Democratico. Parole sue.

Sembra quasi che Fassino e Prodi abbiano letto il mio post di ieri. Quando scrivevo: "
Prodi faccia le scelte che vuole per la squadra di governo ma sia ben chiaro: nelle segreterie dei partiti devono restare politici di enorme spessore e soprattutto, uomini che credano forte nel Partito Democratico". Bene, ottimo, desiderio avverato.
Piero Fassino crede sinceramente in questo progetto e lo ha dimostrato rinunciando ad un ruolo di enorme prestigio come quello del vice-premier. Sarebbe bello se anche Rutelli facesse questo ragionamento, sicuramente più lungimirante e di più ampi orizzonti rispetto alla poltroncina da occupare qui e subito. Ma si sa, ognuno si tiene lo stile che ha. E poi oggi va tanto di moda avere 2-3 vicepremier, è il modo più comodo che un capocoalizione ha per riempire il pancino dei bimbi più riottosetti.

Seconda notizia. Oddio, di nuovo c'è ben poco: Ratzinger, cercando di "stimolare i legislatori" (splendido contorsionismo sintattico per evitare il verbo "influenzare"), si scaglia contro le unioni omosessuali e anche contro le unioni eterosessuali non avvinte dal vincolo matrimoniale. Coppie che si amano e vogliono condividere tutto tranne che un contratto siglato con Santa Madre Chiesa, per il papa non hanno pari dignità rispetto a quelle sposate "regolarmente".
Il bello è che poi, Ratzinger si dice "preoccupato per il numero crescente di divorzi e separazioni". Ma questa non è che un'ulteriore prova di quanto il papa sia lontano dalle dinamiche della società. Totalmente avulso. Ho l'impressione che parli più alle sue gerarchie che non ai credenti. Poi, magari, ci si meraviglia del calo delle presenze in Chiesa. Ma che strano...

Il papa progressista lancia poi un altro anatema su chi "tenta di sostituirsi a Dio creatore". Credo sia un modo per esprimere un certo diniego verso la procreazione assistita. Dulcis in fundo: "
Oggi un tema quanto mai delicato è il rispetto dovuto all'embrione umano, che dovrebbe sempre nascere da un atto di amore ed essere già trattato come persona".
Come a dire: cardinal Martini, chiuda il becco e lasci parlare me, l'unica vera e credibile voce della Chiesa.
postato da: Sportnotizie alle ore 18:21 | Permalink | commenti (11)
categoria:politica, chiesa, fassino, pacs, partito democratico
giovedì, 11 maggio 2006
Partito Democratico, sotto con le idee

Eletto il presidente della Repubblica con un metodo quantomeno opinabile, all'Unione resta solo la fiducia delle Camere per salire finalmente al Governo del nostro Paese.

Dopo aver vinto le elezioni e aver vinto la Battaglia del Senato, lo scoglio della fiducia immagino sarà visto dagli uomini dell'Unione come una bazzecola. Credo e spero che sarà così, perchè ci sono problemi da risolvere, in Italia, nel caso ce lo fossimo dimenticato. Serve un Governo il più presto possibile.

Intanto un punto importante: Prodi faccia le scelte che vuole per la squadra di governo ma sia ben chiaro: nelle segreterie dei partiti devono restare politici di enorme spessore e soprattutto, uomini che credano forte nel Partito Democratico.
Se Fassino e Rutelli saranno nel team Prodi, serviranno politici in grado non solo di organizzare il "trasloco" se non anche di dialogare con Rosa nel Pugno, Rifondazione e Comunisti Italiani per coinvolgerli nel grande progetto politico.


E ricomincino a parlarne: l'argomento non va mai lasciato freddare! La gente dev'essere coinvolta. Si dà il caso, però che non si coinvolge nessuno se si maneggia l'argomento Partito Unico come un cappotto invernale: buono per coprirsi quando tira ariaccia, buttato negli armadi in tempi di brezza. Bisogna insistere, martellare, continuare a parlarne agli italiani e convolgere i cosiddetti "comunisti".


E poi un appello a tutta la Generazione U: i giovani che hanno firmato la prima tessera del Partito Democratico sabato scorso. Cominciamo a parlare di fatti, problemi da affrontare non fra venticinque anni ma domattina. Le discussioni sui paroloni politici sono affascinanti, non lo metto in dubbio, ma non vogliamo forse un Partito in grado di ascoltare e risolvere i problemi concreti degli italiani? Paolo, Mariella, Roberto, Claudia, Sandro, Loredana, Luca, Simona... hanno dai 19 ai 28 anni, fra di loro c'è chi ha problemi a pagare un affitto a Centocelle (non ho detto Piazza di Spagna), chi lavora da 3 anni in nero, chi  è laureato con massimi voti ma sta ancora al palo, chi vorrebbe avere un figlio e deve prenotare un volo per Barcellona, chi convive da 2 anni e mezzo e si sente un partner di serie B.

Se non siamo noi i primi a discutere di questo, chi crediamo che lo farà per noi?

Orecchie dritte.

tessera
Su questa tessera c'è anche la mia firma
postato da: Sportnotizie alle ore 22:57 | Permalink | commenti (8)
categoria:partito democratico, generazione u
sabato, 06 maggio 2006
La Generazione U c'è. E fa rumore

Il confronto di stamattina a Piazza Montecitorio ha confortato, credo, quanti credono nella nascita di un Partito Democratico plurale, giovane, aperto alle idee di tutti.
Come avevo detto, oggi si riuniva la cosiddetta "U Generation": giovani del centro-sinistra, in larga parte popolo bloggaro accorso nel cuore di Roma per conoscersi visivamente e dibattere, polemizzare, l'uno curioso di sentire un pò cosa balena in testa all'altro. Non un incontro programmatico, niente di ufficiale, per capirci. Il comun denominatore è appunto la "U". L'inversione a U che si chiede all'establishment di sinistra, sempre più vecchio e sordo.
Dalla blog generation effettivamente esiste una spinta verso avanti, un pungolo, una sana rottura di scatole all'oligarchia di sinistra che vorrebbe costruire questo partito nelle segrete stanze, tra accordi di uomini incravattati e soprattutto, lo vorrebbe far nascere secondo il principio dell'esclusione e non dell'inclusione.
Hanno parlato in tanti: fra gli interventi più significativi quello di Mario Adinolfi (grazie a lui ci si è riuniti oggi), Francesco Soro, Daniele Capezzone e Livio Aznar. Purtroppo  non ho la registrazione del discorso di Aznar, ma è stato assolutamente illuminante per chiarezza di idee, per ambizione. Dice: da una parte un partito progressista, dall'altro un partito conservatore. Due grandi forze unitarie e organizzate in modo tale da ospitare dentro di loro svariate correnti: ma con la caratteristica comune del riformismo. Come negli USA, come in Inghilterra, come in Spagna. E sono le democrazie più in salute. Non a caso. E poi Capezzone che mette in guardia: "Nessun Cerbero che decida chi entra e chi no nel Partito Democratico. Non i radicali, ma neanche l'Opus Dei nella persona di Bobba o la Binetti".

Qui potete ascoltare alcuni interventi che ho registrato in sala.
Francesco Soro e la politica dal basso




Francesco Soro e i tre temi dimenticati da tutti




Mario Adinolfi critica Paolo Gentiloni: classe politica sclerotica




Mario Adinolfi e il ricambio generazionale





Pur restando assai scettico e critico verso la Margherita, vanno fatti i complimenti a chi ha dato vita a questa iniziativa. Davvero qualcosa di nuovo, un pò di aria fresca, e c'eravamo abituati all'aria di palude. Ascoltando tante persone di diverse idee, storie, età, l'impressione è che esista voglia di nuovo. Di nuovi attori politici. Di politici che non abbiano alle spalle nè una militanza PCI nè una militanza DC. Qualcosa di "altro", insomma.
Questa spinta innovatrice è trasversale. Ricomprende le esigenze di una generazione e non solo di un consiglio di partito.
Il Partito Democratico, quindi, non potrà essere la fusione di DS e DL. In tanti l'hanno ripetuto oggi. Io non mi stancherò mai di dirlo.
postato da: Sportnotizie alle ore 18:01 | Permalink | commenti (22)
categoria:adinolfi, partito democratico, generazione u