lunedì, 20 febbraio 2006
Ciao Luca
Oggi è morto Luca Coscioni e questa notizia ha intristito la mia giornata, così di tutte quelle persone che hanno conosciuto Luca, direttamente o indirettamente come me. Luca Coscioni era un professore universitario quando undici anni fa è stato colpito dalla tremenda SLA, detta anche morbo di Lou Gehrig. La medicina odierna sa solo una cosa di questa malattia: nel momento in cui arriva è possibile solo ritardarne gli effetti, ma non alterare il suo decorso.
Luca era ormai totalmente paralizzato e parlava attraverso un sintetizzatore vocale. Eppure gli ultimi dieci anni della sua vita, per lui dolorosissimi, sono stati i più ricchi di impegno sociale, politico, umanitario. In questi anni Luca è passato dalla cattedra universitaria alla sedia a rotelle ma non ha mai smesso di insegnare qualcosa. E' diventato presidente dei Radicali Italiani e dell'associazione che porta il suo nome. Si è battuto con forza incredibile per i diritti delle persone ammalate, perchè in Italia la ricerca scientifica non smetta mai di progredire. Durante l'ultima campagna referendaria, quella per la procreazione assistita, Luca si è fatto simbolo e portavoce di tutte quelle persone che fra una corsia d'ospedale e un letto di dolore non hanno forza, non hanno tempo, non hanno voce. E' stato il megafono davanti alla bocca di migliaia di malati, ha portato le loro ragioni e i loro diritti al Parlamento Europeo e al centro della scena del dibattito politico.
Eppure Luca era malato come tante altre persone. Più di tante altre persone perchè in lui c'era la terribile certezza di non poter guarire. Eppure non si è sottratto ad un impegno in prima linea per tutti i malati del mondo, una lotta col suo corpo e con le istituzioni, per regalare voglia di vivere a chi non ne avrebbe più. Il suo volto, a volte sofferente, non celava mai il sorriso. Non aveva tempo, Luca, per lasciarsi andare al dolore nè per lasciarlo avanzare. E' per questo che la malattia se l'è portato via a tradimento, quando aveva la guardia abbassata.
Sei un eroe, Luca.
giovedì, 09 febbraio 2006
Si è conclusa la mia sessione di esami. Da oggi si comincia a fare qualcosa di concreto per la tesi. Il tempo mi ha impedito, in questi giorni, di toccare l'argomento vignette satiriche contro l'Islam. Non credo ci sia bisogno di fare introduzioni a questo tema: ogni giornale, tg, portale web riporta delle rivolte in quasi tutto il mondo islamico, ospita virgolettati pro o contro la decisione del giornale danese di pubblicare le immagini più viste di questo 2006.
Due sono le cose che più mi hanno deluso da tutta questa vicenda. La prima: la reazione violenta, sconsiderata, mai e poi mai giustificabile in nessun modo che si è estesa in Siria, Libano, Iran, Somalia, e tanti altri paesi. Le vignette risalgono a Settembre, lo sdegno popolare è arrivato tra Gennaio e Febbraio. Troppo ritardo per non pensare ad una gigantesca strumentalizzazione dei capi e capetti fondamentalisti che, purtroppo, in molti stati detengono il potere o, comunque, lo influenzano palesemente. Persone che ascoltano le ragioni dell'odio, fomentano l'odio e dalle violenze traggono solo vantaggi. Ahmadinejad e l'Iran, Al Qaeda, il regime siriano di Al-Asad. Sono solo tre esempi, tra i più famosi, di una lista lunghissima. Le connessioni tra questi soggetti e i roghi delle ambasciate sono enormi, di diversa entità, ma ben provate.
E ora sotto col secondo argomento. Io sono convinto che quelle vignette non si dovevano pubblicare. Dice: ma c'è la libertà di espressione, la satira può e deve colpire tutti senza essere imbavagliata. E sono tantissimi a pensarla così: gli ultras della libertà in tutto e per tutto si sono infervorati in ogni parte del mondo.
La libertà non è, però, anarchia. Ha dei limiti. Spesso precisi e ben delineati. Altre volte sono confini sfuggenti, non tracciati, mutevoli col tempo e nello spazio. E' il caso della libertà di dire la nostra opinione e le nostre idee.
La libertà è un dono messo a disposizione di tutti. Saperne riconoscere i limiti implica intelligenza, cultura, sensibilità. E queste, albergano in alcune persone e in altre no.
Una immagine che rappresenta Maometto è già di per sè offensiva. L'Islam vieta la raffigurazione del profeta in ogni sua forma. Basta avere un minimo, solo un minimo di conoscenza della religione islamica per saperlo. Qui sta la mancanza di cultura.
Rappresentare Maometto come se fosse un kamikaze è da integralisti (sì, esistono anche gli integralisti della libertà d'espressione), da estremisti, e quindi fornisce argomenti potentissimi ai fondamentalisti dell'altra barricata: "Visto? Fra noi e loro c'è una guerra di cultura, guardate cosa pensano del nostro profeta!". E' un ragionamento comune ai due estremi. Non a caso la pensano così anche i calderoli ("Mi spiace che si siano offesi quelli che credono in Maometto", sono parole sue, ignorando chiaramente che Maometto è una figura storica, non c'è proprio nulla da credere o non credere).
Nello stesso tempo, un'immagine così forte mortifica e umilia i tanti, tantissimi islamici moderati e disposti al dialogo. Quelli che si spendono per ricucire lo strappo e scoprono che gli integralisti non vivono solo a Teheran e Damasco se non anche a Copenhagen e Parigi. Non mi importa che una vignetta satirica offenda i poveri di spirito o gli estremisti. Quando ferisce le persone di buon senso... allora qualcosa non va.
giovedì, 02 febbraio 2006
Dopo qualche giorno di pausa, dovuto allo studio intensivo, rieccomi a scrivere. Devo dire la verità: mi sta piacendo l'impostazione che questo blog sta prendendo giorno dopo giorno (o forse è più indicato "post dopo post"), la speranza è che continui a crearsi un dibattito sui temi che vengono via via affrontati. Molte persone mi hanno dato la loro opinione sui vari temi finora toccati... via email o msn; io capisco che sia più coinvolgente il dialogo diretto ma in questo modo si escludono tutti gli altri dalla discussione! Quindi invito tutti ad essere meno "timidi" e ad esprimere le loro idee all'interno del blog.
Non so se avete saputo della nascita di segnalo.com : si tratta della versione italiana (indipendente sia chiaro) di delicious .
Ok, e delicious che cacchio è? In pratica è un sito dove ogni utente può condividere i propri preferiti con tutta la comunità. E' la condivisione degli interessi con tutti gli altri cittadini del web. Migliaia di persone, che si sono iscritte al servizio, pubblicano ogni giorno i loro preferiti. Delicious (o segnalo) li indicizzano attraverso dei "tag", cioè le etichette che ognuno di noi mette per far riconoscere quel sito.
Ad esempio se voglio condividere il mio link alla Gazzetta (non farei un gran favore agli altri ma tant'è) non devo fare altro che inserire l'url (indirizzo), e una serie di etichette del tipo "sport, calcio, basket, notizie, milan, roma" e potrei continuare a lungo.
Parlando di segnalo.com, mi sono registrato ieri e mi sono sbizzarrito ad inserirci praticamente tutti i miei preferiti. Il lato più divertente però è un altro. Anche facendo una ricerca banalissima sulla parola "blog" sono uscite fuori pagine spettacolari: sapevate che anche Silvio Berlusconi ha il suo blog? Magari non l'avrà scritto lui personalmente... ma alla fin fine ci sono dentro parole sue. E ancora: fra tutti i siti di Google, è più ricercato Totti o Del Piero? Prodi o Berlusconi? Su Google fight scegliete i due "duellanti" per vedere chi ha maggiore visibilità internettiana. La vera sfida è: trovare una parola più indicizzata di "sex". Per ora, ogni sfidante che gli ho messo, l'ha demolito.
C'è il file-sharing di Napster (rip), il knowledge-sharing di Wikipedia, e l'interest-sharing di Delicious e Segnalo. Tutto ciò è il risultato della libera iniziativa degli utenti del web; queste idee semplici e perciò geniali ampliano i confini (di conoscenza, di creatività) di ognuno di noi, creano un mondo dove ognuno di noi è prezioso a tutti gli altri, ognuno porta la sua personale dose di esperienza, di sapere. Se vi pare poco...